Jimmy era un giovane membro della White Guard. Suo padre era un poliziotto, prima della guerra. Prima dell’“ognuno pensi a se”, quando la polizia non era un esclusiva di pochi comuni. Per evitare di lasciare la capitale decise di entrare nella White Guard, che era “più o meno la stessa cosa”. Dei ragazzi vestiti di bianco con una spada sul fianco non incutevano esattamente molto timore, specie se si trattava di bloccare dei manifestanti. Quello che molti non sapevano però, è che sotto la loro divisa da manga tenevano tutti quanti due pistole: una sotto la giacca, e una attaccata a uno stivale. Jimmy sperava di non dover mai sparare a nessuno.
Harvey era un manifestante. Non si era mai interessato di politica, in realtà. Semplicemente, era un ragazzo. E come tutti i ragazzi era innamorato. Per correre dietro a una gonnella, si era ritrovato con uno striscione in mano a cantare gli slogan più disparati. La ragazza di cui era innamorato era a fianco a lui, troppo impegnata a gridare e ad alzare il pugno per accorgersi che la stava guardando. Dal momento in cui l’aveva conosciuta aveva già programmato tutto il loro futuro insieme, e l’aveva seguita fin lì, perché nient’altro gli sembrava importante. Harvey sperava che entro la fine della giornata sarebbe riuscito a baciarla.
Frank era un infiltrato. In mezzo ai manifestanti anche lui cantava e si dimenava, forte della conoscenza che in mezzo ai manifestanti c’erano decine e decine dei suoi uomini. Il suo ruolo in questa faccenda era quello di ammazzare qualcuno per far precipitare tutto nel caos. Adocchiò subito due ragazzi. Il problema era decidere da quale parte sarebbe dovuto scorrere il primo sangue.
Xed51 presenta:
01/01/09
Bob scese la solita scala a pioli per entrare nella sala riunioni, in cui si trovavano già Eric e Marco.
“Beh? Come mai ci siete solo voi? Non ditemi che sono arrivato in anticipo.”
Marco sospirò. “Gli altri sono andati alla manifestazione, hanno detto che era importante avere qualcuno a monitorare la situazione.”
“Ma non dicevi che era importante che i frammenti fossero tutti nella stessa camera e stronzate del genere?”
“Li hanno lasciati qui.” Rispose Marco, mentre tirava fuori dalla giacca due grossi frammenti di pietra neri e li poggiava sul tavolo.
“Mettili via.” Intimò Eric.
“Perché?”
“Mettili via, mi dà fastidio.”
Marco si infilò i due frammenti in tasca, borbottando.
“Insomma, cosa siamo venuti a fare qui?” Chiese Bob, mentre si sedeva a fianco agli altri due.
“Dobbiamo decidere se ammazzare il ragazzino degli Yevoniti.” Rispose Marco.
“Lo ammazzo io.”
“Perché dovremmo ammazzarlo?” Contestò Eric.
“Chi se ne frega? Ho detto che lo ammazzo io.”
“Dobbiamo ammazzarlo…” Lo interruppe Marco. “perché è un simbolo. Perché se domani decidono di farci a pezzi, lui può venire qui e portarseli tutti dietro.”
“È una cazzata, e tu lo sai. Se lo ammazziamo diventa un martire.”
“La gente dimentica presto i suoi martiri.”
“Continua a sembrarmi una cazzata. Non c’è un buon motivo per cui dovremmo farlo.”
“Porca puttana, Eric!” Gridò Marco, alzandosi e battendo le mani sul tavolo.
“Il prete che l’ha raccolto. Era un nostro infiltrato.”
Nella stanza calò il silenzio per qualche secondo.
“Quanto sa?” Chiese Eric.
“Sa tutto, stavo per proporlo come membro della cerchia interna, ma da quando ha trovato il ragazzo ha smesso di comunicare con noi.”
“Ammazzo anche lui.” Disse Bob, mentre si apprestava ad uscire.
“Mi sembrava sottinteso. Vuoi delle armi?”
“Nah, ho le mie.”
Bob si chiuse la botola alle spalle, lasciando Marco e Eric da soli nella stanza.
Eric guardò il suo orologio da polso.
“Ma non c’è la messa a quest’ora?”
Marco, di riflesso, controllò anche il suo.
“Ah, cazzo.”
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Adrian stava camminando nervosamente di fronte al telefono da più di un ora. Caroline era seduta in un angolo. Il suo aereo sarebbe dovuto arrivare da lì a poco.
Quando il telefono cominciò a suonare, Adrian si precipitò a rispondere.
“Sì?”
Non disse altro. Dopo pochi secondi attaccò la cornetta e si rivolse a Caroline.
“Il tuo aereo non arriva.”
“Vaffanculo!”
“Non è colpa mia. Non vogliono atterrare per colpa dei manifestanti. Sono ovunque in città.”
“Manifestanti?”
“Non ne sai niente?”
“No… manifestanti per cosa?”
“Contro il re. Tutt’un tratto la democrazia interessa a tutti. Si vocifera che sia tutto manovrato da qualcuno più in alto, ma non mi sono informato.”
“Il re? Silver?”
“Sì, Vargas, quello là.”
Caroline rimase in silenzio per qualche secondo.
“Come faccio se voglio incontrarlo?”
“Voli in cima al suo palazzo in groppa a un cocomero, perché è impossibile.”
Seguì un altro silenzio.
“Quando arriva il mio aereo, quindi?”
“Appena la smettono di fare casino per strada.”
Caroline sospirò. “Sei sicuro che qui non sono in pericolo?”
“Sicurissimo. Piero qui è l’unico che ha visto i vecchi film di James Bond.”
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Nella chiesa di Yevon, in periferia di Arcadia, il prete aveva appena finito un lungo sermone che aveva come argomento la corruzione dell’anima dell’uomo per mezzo della tecnologia. Molto soddisfatto, si apprestava ad andare nel retro della chiesa, quando si rese conto che i suoi parrocchiani stavano gridando terrorizzati da qualcosa. Voltandosi, si rese conto che era entrato nella stanza uno strano tipo con la bandana e un M4 Sopmod.
“Ah, cazzo, è vero, a quest’ora c’è la messa.”
Bob sparò qualche colpo in aria, mentre le persone cominciavano a nascondersi dietro le panche.
“Ok, signore e signori, nessuno si farà male se mi consegnate il prete e il ragazzo meraviglia!”
Dopo qualche minuto di silenzio, il prete si fece avanti verso Bob.
“Sono io il custode di questa chiesa.”
“Non dire cazzate, dov’è quello vero?”
“Sono io. Di che ragazzo parli?”
Bob rimase nella confusione per qualche secondo.
“Che civico è questa chiesa?”
“Via Cirillo 15.”
“Cazzo! Ho sbagliato chiesa!”
Bob calciò l’aria, mentre abbassava il suo fucile. La gente cominciò a fare capolino da dietro le panche.
“Beh, scusate.”
“Non fa niente. Vai in pace.”
“Sì,
beh, ci proverò.”
L’uomo si precipitò fuori dalla chiesa e salì sulla sua jeep, per poi chiamare
immediatamente i suoi uomini al cellulare.
“Sì, quella in via Cirillo 15 era la chiesa sbagliata. Se potete farla saltare in aria questo pomeriggio mi fate un grosso favore. Avete controllato le altre chiese?
Come ha fatto a morire Jefferson?
Un
prete gli ha preso il fucile e gli ha sparato? Era venuto di nuovo al lavoro
ubriaco?
Non fa niente, facciamo coprire tutto alla stampa, gli diciamo che è stata la
Russia. E facciamo saltare in aria anche quella di chiesa. Ma l’hanno trovato il
ragazzo?
Hanno trovato il prete? È morto?
Ok, tutto a posto, ma il ragazzo?
E dove cazzo è andato a finire?! Trovatelo, dio santo! Io devo dileguarmi prima che arrivi qualche fotografo, che lo sappiamo già che fine ha fatto quello dell’altra volta. Voi trovatelo, o tornate a pulire i cessi nella sede di Solid City, chiaro?”
Bob gettò il telefono sul sedile del passeggero, mentre sgommava verso un posto sicuro.
“Dove cazzo sarà finito quel ragazzo?”
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Nel mezzo del corteo, Frank si ritrovò proprio sotto la grande vetrata della White House. Silver era dietro al vetro che osservava lo svolgersi della manifestazione, ma dal basso era impossibile vederlo. Frank lo sapeva, comunque. Perché i suoi ragazzi erano anche sul tetto del palazzo di fronte, e avrebbero potuto bucargli la testa con un fucile se il vetro non fosse stato a prova di proiettile. Frank sapeva che il re lo stava guardando, mentre saltava addosso alla prima guardia che si trovava vicino, un ragazzo di nome Jimmy. Sapeva che lo stava guardando, quando infilò una mano sotto la sua giacca per prendere la sua pistola. E sapeva che lo stava guardando, quando usò quella pistola per sparare ad un manifestante. Frank fece un saluto militare verso la vetrata, prima di andarsene. Jimmy rimase immobile per parecchi minuti, incapace di capire cosa era appena successo. Harvey cadde a terra, mentre cercava istintivamente di fermare il sangue con una mano, e vedeva la donna che amava allontanarsi all’orizzonte, troppo presa dal corteo per rendersi conto di cosa era successo. Yevo guardò la grossa macchia di sangue che era schizzata sul suo bel vestito elegante, chiedendosi se fosse stata davvero una buona idea andare lì.
Silver cadde all’indietro, mentre si rendeva conto che un colpo di pistola gli aveva appena mandato a puttane la vita.