Silver era seduto di fronte a una grossa vetrata, in uno dei piani più alti del suo palazzo.
“Non mi piace affatto.”
Sotto di lui, attorno al palazzo, era in atto una grossa manifestazione, come non se n’erano mai viste. Centinaia e centinaia di persone da tutta la città si erano riversate in strada con striscioni e bandiere per protestare contro la dittatura di Silver.
“Se volete posso mandarli via.”
A fianco a lui, in uniforme bianca e con un taglio militare, era seduto il nuovo generale della White Guard.
Silver si stropicciò gli occhi, alzandosi dalla sua sedia.
“Meglio di no, ci demonizzerebbero ancora di più.”
Si avvicinò al tavolino e cominciò a versarsi un bicchiere di vodka.
“Come cazzo è successo tutto questo? Voglio dire…”
Squadrò il bicchiere per un paio di secondi, dopodiché lo tracannò tutto d’un fiato.
“Come mai hanno cominciato a manifestare? Fino a ieri, nessuno si era mai lamentato apertamente.”
Il generale si alzò e si avvicinò al suo superiore.
“Ho investigato. È cominciato tutto da un movimento dei comunisti, pare.”
“Non dire cazzate, il partito comunista qui avrà sì e no cinque iscritti.”
“Con ‘Movimento’, intendo dire che qualcuno ha tirato fuori dei soldi.”
Silver si versò un secondo bicchiere e bevve anche questo in un sorso solo, rimanendo un po’ stordito.
“Chi è che ha tirato fuori i soldi?”
“Ivan della Croce.”
“E chi cazzo è, un russo? Un italiano?”
“È francese, penso che il nome sia falso.”
“Non è che si sia applicato molto a inventarlo.”
“Suo padre era Antonio della Croce, un imprenditore francese che ha fatto di tutto e di più tra Francia, svizzera e Italia.”
“Non hai detto che il nome era falso?”
“Sì, quello del padre.”
“Ah, quindi lui avrebbe preso il cognome falso del padre. Ok, sono abbastanza ubriaco da seguirti.”
“È arrivato nel paese circa un mese fa. È atterrato direttamente qui. Ha cominciato a partecipare a vari dibattiti politici clandestini, e di recente ha avvicinato i membri del partito comunista ed ha cominciato a finanziarli.”
“E che cavolo ci fanno con quei soldi?”
“Fanno propaganda, evitano di essere ostracizzati dagli altri partiti, e sembra che abbiano anche acquistato delle armi.”
Silver preparò il suo terzo bicchiere di vodka, prima di voltarsi verso il suo dipendente.
“Grazie di avermi aggiornato, puoi andare.”
Questi fece un piccolo inchino e si allontanò dalla stanza, lasciando da solo Silver con la sua bottiglia.
“Non mi piace, non mi piace affatto.”
Xed51 Presenta:
Turning Point – Parte I
26/12/08
Caroline scese dal treno, arrivato ormai alla stazione di Arcadia, trovandola vuota, nonostante fosse mattina presto. Dopo qualche secondo che vagava con lo sguardo riuscì a scorgere un uomo, che indossava un impermeabile e una maschera da wrestler. Questi ricambiò il suo sguardo e le si avvicinò, salutandola cordialmente.
“Ciao, Caroline.”
“Ciao Adrian.”
“Sei dimagrita.”
“Grazie.”
“Cosa ti serve?”
Caroline si guardò attorno per qualche secondo.
“Possiamo parlarne in un posto più appartato?”
“Certo, vuoi venire a casa mia?”
“Preferirei di no.”
“Ancora non riesci a dimenticare la nostra storia d’amore?”
“Adrian…”
“Che
c’è?”
“Era all’asilo.”
“Io ero molto coinvolto.”
“Sì, ma eravamo comunque all’asilo.”
“…”
Adrian si incamminò, con Caroline al seguito.
“Dove stiamo andando?”
“In un bar.”
“Che bar?”
“Il Titti Twister. Lì di sicuro non ti cercherà nessuno.”
---
La notte precedente, entrando in chiesa, Yevo trovò Gabriel Clemence, chinato su una panca che trafficava con alcuni ragazzini. Questi si voltarono immediatamente quando sentirono chiudersi il portone, e Yevo si rese conto che Gabriel gli stava dando dei panini.
“Che fai?”
Gabriel si alzò per andargli incontro.
“Davo da mangiare a quegli orfani.”
“Dormono qui?”
“No…”
Gabriel cominciò a grattarsi nervosamente i capelli.
“Il parroco non lo permette.”
Yevo squadrò per un paio di secondi gli orfani, dopodiché poggiò una mano sulla spalla di Gabriel.
“Falli rimanere qui stanotte. Il vecchio non è un problema.”
“Non penso che capirà.”
“Non hai fede?”
Gabriel si girò verso i ragazzini.
“Quanto basta.”
Yevo si sedette su una delle panche, sospirando, mentre Gabriel spiegava ai ragazzini che, per una volta, avrebbero avuto un posto dove dormire al caldo.
“Gabriel?” Lo richiamò Yevo, abbandonato sulla panca e con gli occhi fissi sul soffitto.
“Che c’è?”
“Perché continui a venire qui?”
“Perché mi piace aiutare le persone.”
“Sì ma non sei un prete, puoi andare ovunque ad aiutare le persone.”
Gabriel sorrise. “Non ho mai avuto molta fantasia. So che stando qui ogni tanto posso dare una mano.”
“Non credevo che fossi una persona buona.”
“Non lo sono, sono solo stupido.”
“Neanch’io lo sono.”
“Eh?”
“Neanche io sono una brava persona. Non sono nessuno. Tutti i giorni esco di qui, vado a guarire qualche dolore a un vecchio o due e guadagno dei nuovi abbonati per questa chiesa. Sono forse l’uomo più potente del mondo, e mi riduco a fare il fenomeno di parrocchia. Perché secondo te?”
“Perché ti piace aiutare le persone?”
“Perché sono vecchio, e non so che altro fare. Neanch’io ho mai avuto molta fantasia. Sai che una volta ho provato a conquistare il mondo?”
“Ma và?”
“Sì, avrò avuto 60 anni. Ero un idiota, all’epoca. Mi fermò un tale, che a quest’ora credo sia morto.”
Per qualche minuto la conversazione cadde nel silenzio.
“Tu che avresti fatto se avessi avuto i miei poteri?”
“Non lo so, forse avrei fatto il supereroe.”
“Il
supereroe?”
“Già. Hai presente, salvare damigelle in pericolo, sventare rapine e cose così.”
“Non credo che risolverebbe davvero qualcosa.”
“Neanche dar da mangiare ai poveri in chiesa.”
“Secondo te come si cambia il mondo, Gabriel?”
Il ragazzo ci rifletté per qualche secondo.
“Dando un esempio.”
Dopodiché la conversazione si interruppe di nuovo, e Gabriel fece per andare nel retro della chiesa per preparare dei letti, quando venne fermato da uno dei bambini che lo tirava per la manica.
“Signor Clemence!”
Gabriel si girò.
“Scusa, Andy, non ho altro cibo da darti.”
“Non è questo, signor Clemence. Il suo amico sta piangendo.”
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Adrian e Caroline erano seduti attorno a un tavolo, in un angolo, dentro al bar più malfamato del mondo.
“Dove cazzo mi hai portato, Adrian?” Disse Caroline, mentre schivava gli scatarri e i mosconi che infestavano l’aria.
“Vengo qui da quando sono ragazzo, ha un atmosfera molto casalinga.”
“Mi prendi in giro?”
“No, mio padre era un alcolista. Cosa vuoi da me?”
“Una slitta.”
“Per dove?”
“In America.”
“Perché?”
Caroline esitò.
“Ho rubato dei soldi.”
“Quanto?”
“Cinquecentomila.”
“A chi?”
“Mister P.”
“No!”
“Sì.”
“Non posso aiutarti.”
La ragazza sospirò.
“Posso chiedere solo a te.”
“Non posso aiutarti. Mi ammazzano.”
“Ti prego.” Disse lei, stringendogli la mano. “In nome di quello che c’è stato tra noi.”
“Eravamo all’asilo, l’hai detto tu.”
“E questo lo rende meno importante?” Insisté lei, guardandolo negli occhi.
Adrian rimase in silenzio per qualche secondo, dopodiché prese in mano il cellulare e chiamò un numero.
“Leo? Devo incontrare babbo natale. No, non è per me, è per una mia amica. Sì… sì, lo so, ti devo ancora un sacco di soldi. Sì. Bravo. Senti, ne ho bisogno. Vuoi farmi credere che babbo natale non esiste? Sì, ti paga lei quando vi incontrate. Sì. Grazie.”
Chiuse il telefono e lo rimise in tasca.
“Ringraziami. Ti portano a Manhattan con un aereo privato.”
“Quando?”
“Dopodomani.”
Caroline si alzò furiosa e spinse via dal tavolo il boccale che aveva di fronte.
“Dopodomani?! E come pensi che sopravvivo fino a dopodomani?!”
“Calmati, ho un posto tranquillo dove puoi rimanere. Piero!”
L’obeso pelato che sembrava essere il padrone del bar si avvicinò ad Adrian. I due si scambiarono qualche parola sottovoce, poi si diressero, insieme a Caroline, verso il retro del locale, dove si trovava una botola.
Adrian scese, e Caroline lo seguì senza fare domande. Dopo qualche metro nelle fogne, Adrian si accostò ad una porta blindata e bussò tre volte. Dall’altra parte della porta arrivò una voce.
“Chi è James Bond?”
Caroline, purtroppo, rispose.
“Ma è
ovvio, Daniel Craig!”
Immediatamente, dall’altra parte cominciarono a sentirsi rumori di fucili e
lanciarazzi che venivano caricati.
“CAZZO!” Gridò Adrian. “Fermi! Fermi, sono io!”
“Adrian? Chi cazzo è che ha parlato prima?”
“Perdonala! È una mia amica! È con me!”
“Apro solo perché sei tu, Adrian.”
La porta si aprì.
“Entrate, forza. Daniel Craig. Puah.”
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Una telefonata fra Ivan della Croce e un interlocutore ignoto.
“Ciao. Sì, sono io, Ivan. È stata un ottima idea, sta funzionando benissimo. Li ho sostenuti un po’ e ora stanno facendo tutto da soli. Hanno già cominciato a fare le prime alleanze e le prime manifestazioni. Ho anche messo in giro la voce che hanno comprato delle armi, tanto per stare sicuri. Adesso ho bisogno che mi mandi quei ragazzi da infiltrare tra i manifestanti. Perché? Cos’è, sei diventato idiota tutt’un tratto? È ovvio. Siamo arrivati al punto in cui deve scorrere il sangue.”