Subito dopo lo sparo, i due Dorministi incaricati di tenere sott’occhio la situazione andarono nel panico.

“Porca puttana, Umberto, che facciamo?”

“Non ne ho idea, Gino. Telefona a Marco.”

Gino prese in mano il telefono e digitò il numero, ma una voce femminile lo avvisò che l’utente non era raggiungibile.

“Porca puttana, Umberto, la femmina dice che il cellulare è spento. Che facciamo?”

Umberto, con la coda dell’occhio, vide un ragazzo molto elegante correre via, con una grossa macchia di sangue sul vestito.

“Gino, ma quello non è il ragazzino degli Yevoniti?”

“Hai ragione, Umberto! Presto, seguiamolo!”

 

Xed51 presenta:

Last Stand

29/06/09

 

Poche ore dopo erano presenti alla riunione, assieme a Eric, Marco e Bob.

“E quindi? Lo avete seguito?” Esordì Marco.

“Sì…” Rispose Umberto. “È andato alla sua chiesa, ed è uscito subito dopo insieme a un ragazzo.”

“E dove sono andati?”

“Sono scesi nelle fogne.”

“Ah, cazzo!” Marco batté un pugno sul tavolo.

“Perché, cosa c’è nelle fogne?” Chiese Eric.

“C’è un rifugio corazzato. Usano un bar come copertura, è gestito dal padrone del bar e da suo fratello. Sono in pochi a sapere di quel posto.”

“E tu come fai a conoscerlo?”

“Me ne parlò la moglie di… ah, ma cosa te ne frega? Dobbiamo tirarli fuori da lì.”

“Lo faccio esplodere.” Propose Bob.

“Non è così facile. Quel posto è corazzato, e hanno più armi di quante ne ho mai viste in vita mia.”

“E quindi che facciamo? Lasciamo perdere?” Insistette Bob.

“No.” Marco sospirò. “Lasciate fare a me. Informerò i miei contatti e vedrò di fare il possibile per stanarli.”

Bob cominciò ad emettere dei grugniti di dissenso.

“Se fallisci faccio intervenire i miei uomini.”

“Va bene. Direi che con questo possiamo anche andarcene.”

Eric, Umberto e Gino uscirono dal sotterraneo senza dire una parola. Rimasto solo nella stanza insieme a lui, Bob si avvicinò a Marco.

“Non mi piacciono tutti questi segreti.”

“Non ho segreti per il mio dio.”

“Non me ne frega niente del tuo dio, stai attento a non fare passi falsi se non vuoi incontrarlo presto.”

Bob salì la scala e si chiuse la botola alle spalle. Marco, di scatto, prese il telefono.

“Ho bisogno che fai mandare la White Guard al rifugio nelle fogne. Il nostro uomo è lì dentro.”

 

---

 

Nel frattempo, dentro al rifugio, Gabriel stava esponendo i suoi dubbi al gestore.

“Franco, ma chi cazzo sono quei due che dormono qui?”

“Meh, sono due miei amici.”

“Ho capito, ma che ci stanno a fare qui?”

La discussione venne interrotta dall’arrivo di Caroline e Adrian nella stanza.

“Franco, chi cazzo sono questi due?” Esordì Caroline.

“Sono Gabriel e Yevo.”

“Ehi, perché a loro due hai detto come ci chiamiamo e a noi non hai detto niente?” Lo incalzò Gabriel.

“Che cazzo vuoi?” gli rispose Adrian.

“Che cazzo vuoi tu, io sono stato portato qui da Annabella.”

“Ehi, che ne sai tu di Annabella?!”

Improvvisamente si udì il ronzio del campanello.

“Devo andare a rispondere!” Gridò Franco, cercando di sovrastare le grida dei litiganti.

“Chi è James Bond?” Urlò verso la porta.

“Siamo della White Guard, aprite la porta.”

La voce dall’altra parte del portone convinse Adrian a smettere di strangolare Gabriel e Yevo a smettere di prendere a calci Adrian, e ridusse tutti e quattro al silenzio.

Dopo qualche secondo e dopo aver separato i tre uomini, Caroline cercò di prendere in mano la situazione.

“Adrian, hai una pistola?”

“No.”

“Gabriel, hai una pistola?”

“No.”

“Yevo, hai una pistola?”

“Proprio no.”

“Perfetto.” Concluse lei. “C’è un uscita sul retro?”

“Ce ne sono dieci. Ce n’è una anche sotto il letto della tua camera, vi conviene sbrigarvi.” Rispose Franco.

Dall’altra parte del cancello cominciarono ad arrivare rumori di sfondamento.

“Tu non vieni?” Gli chiese Caroline.

“Nah, è impossibile che riescano a sfondare da qui. Male che và ho il lanciafiamme.”

Adrian cominciò a tirarla per un braccio verso la sua stanza, mentre Caroline vedeva ripetersi ancora una volta la stessa scena che le era passata davanti agli occhi fin troppe volte da quando aveva cominciato a scappare.

Dopo pochi istanti si voltò, e insieme agli altri tre cominciò a correre verso la sua camera.

Adrian aprì la porta in fretta e con l’aiuto di Gabriel rovesciò il letto, trovando una botola.

“Scusa.” Lo interruppe Gabriel. “Ma perché una botola? Non siamo nelle fogne?”

“…”

“Non ne hai idea, vero?” Insisté lui.

Adrian spalancò la botola e guardò dentro.

“Scende giù di poco, si esce dall’altra parte.”

“Non potevano fare una porta?”

“Hai rotto i coglioni, ragazzino, usciamo di qui!”

Mentre Yevo, Gabriel e Adrian scendevano nella botola, Caroline udì un pesante tonfo metallico provenire dall’altra parte del rifugio, seguito subito dopo da alcune raffiche di mitra.

“Hanno sfondato?!” Si chiese lei, sconvolta.

Sì, avevano sfondato, con grande stupore di Franco, che era riuscito a nascondersi giusto in tempo dietro la cassa di metallo in cui teneva il lanciarazzi e stava cercando di ricaricare disordinatamente un fucile M4 che aveva tenuto lì vicino. Per ora riusciva a tenerli lontani con delle raffiche brevi, ma sapeva che da solo avrebbe avuto poche speranze di cavarsela. Mentre sfondavano era riuscito ad intravedere i suoi assalitori: erano tre, forse quattro. Poco più che ragazzi.

L’aiuto esterno arrivò pochi secondi dopo. Caroline, che evidentemente aveva fatto il giro e gli era arrivata alle spalle, riuscì a colpire uno dei ragazzi con un calcio. Questi inciampò in un grosso marchingegno che avevano poggiato a terra, Caroline prese immediatamente la sua arma e la usò per colpire lui e il ragazzo che gli stava a fianco. Il terzo, che si ritrovò il mitra puntato in fronte prima ancora di rendersi conto di cosa era successo, alzò le mani e lasciò cadere la sua arma.

“Perché Silver vi ha mandati qui?” Gli chiese lei.

“Silver chi? Noi prendiamo ordini dal nostro comandante, che prende ordini dal Re.”

“Appunto, il tuo Re. Perché vi ha ordinato di venire qui?”

“E chi l’ha mai visto? Ci hanno mandato qui per prelevare un ragazzino capellone, non so neanche chi sei.”

Caroline sospirò. Addirittura Selene era organizzata meglio di così.

“Torna a casa, coglione.”

Il ragazzo corse via senza farselo ripetere due volte, seguito più lentamente dai due feriti.

“Come mai sei tornata?” Le chiese Franco, uscito dal suo nascondiglio.

“Mi sono rotta le palle di scappare.” Rispose lei. “Che cos’è questo? L’hanno usato per sfondare?” Chiese, indicando con la testa il grosso macchinario poggiato a terra.

“Mai visto niente del genere.” Rispose lui, prendendo in mano uno dei mitra. “Anche queste armi, non si sono mai viste da queste parti.”

“Intendi qui in città, o…”

“In tutto il paese. La White Guard non ha mai avuto in dotazione roba del genere. Queste vengono da fuori. Ma gli altri che fine hanno fatto?”

“Adrian li sta scortando da qualche parte.”

“Beh, spero che non siano così idioti da uscire all’aria aperta qui vicino. Di sicuro avranno messo qualcuno a pattugliare.”

 

---

 

“Ahh, finalmente siamo di nuovo all’aria aperta!” Esordì Gabriel, uscendo per primo dal tombino.

I tre si trovarono in un vicolo cieco.
“Resto dell’idea che uscire allo scoperto così presto non sia stata una buona idea.” Disse Adrian.

“Vuoi stare tranquillo?” Incalzò Gabriel, uscendo dal vicolo. “Sono sicuro che qui fuori non c’è nessuno.”

Appena fuori dal vicolo si ritrovarono circondati da una decina di soldati armati.

“È incredibile, io stavo pattugliando la zona solo per sicurezza, non pensavo foste davvero così deficienti da uscire fuori immediatamente!” Gridò Bob.

I tre alzarono le mani.

“Se lasci andare loro due mi consegnerò pacificamente.” Propose Yevo.

“Bel tentativo. Perché dovrei scendere a patti con te?”

“Non hai idea di quello che posso fare, fidati, una soluzione pacifica ti conviene.”

Bob ci ragionò su per qualche secondo, dopodiché intimò agli altri due di allontanarsi.

“Che cazzo stai facendo?” Chiese Gabriel a Yevo.

“Sto provando a dare un esempio.”