In un locale, piccolo ma elegante, entrò una ragazza piuttosto giovane, di diciotto anni o poco più. Appena entrata, si avvicinò al bancone.
“Dov’è la ragazza che chiamano Caroline?” Chiese al barista.
“Sta per salire sul palco.” Le rispose lui.
La giovane pensò subito ad uno spettacolo sconcio o roba simile; rimase stupita quando vide che Caroline apprestava suonare il pianoforte. Era anche molto brava, pensò mentre la ascoltava, ma il pubblico non era certo dei migliori. Un accozzaglia di ignoranti e bifolchi che sulla cultura ci sputano. Ma di certo non li vide lamentarsi, appena vedevano un bel viso non capivano più niente. Infatti Caroline era molto bella in viso, aveva due grandi occhi verdi e dei bellissimi capelli biondi, che ora portava lunghi. Quando ebbe finito di suonare, e di prendere una buona dose di applausi e qualche fischio, se ne andò in quella che sembrava essere la sua stanza; la ragazza la seguì di getto.
La camera di Caroline era anch’essa piuttosto piccola. La ragazza la trovò seduta ad un tavolino in compagnia di Jack Daniels.
“Sei tu quella che chiamano Caroline?” Le chiese.
“Sì, sono io Caroline.” Rispose distrattamente. “Chi mi desidera?”
La ragazza si mise in una posa goffamente militare.
“Il mio capo vorrebbe chiederle di rientrare a far parte della sua vecchia unità signorina Caroline.”
Caroline sobbalzò leggermente.
“Come ti chiami ragazzina?” Le chiese con aria dubbiosa.
“Miss. Pink.” Rispose lei con sicurezza.
A sentire questo Caroline rise. Non era una risata falsa o sarcastica, rise davvero di gusto.
“Vedo che White è tornato a giocare alla guerra.” Disse con tono sarcastico. “Gli impianti sono illegali da ormai due anni, che stupida motivazione lo spinge questa volta?”
Pink tentò di nuovo di mettersi in quella goffa posa militare che proprio non le riusciva di fare bene.
“La nostra organizzazione mira a far cadere il governo dittatoriale di Demetrius Vargas che sta mandando il paese al macello signorina Caroline.”
Caroline rise di nuovo, questa volta anche più forte.
“Davvero non hai capito il suo vero scopo? A White non importa degli impianti, o del governo dittatoriale o di qualunque altra stupida motivazione si inventerà la prossima volta. Vuole semplicemente la morte di quell’uomo.”
Pink rimase in silenzio per un po’, fra il deciso e l’imbarazzato.
“Posso darti un consiglio.” Proseguì Caroline, ormai convinta che nulla avrebbe dissuaso la giovane Miss. Pink dal suo intento. “Non fidarti di Vargas.” Detto questo sospirò. “Di nessuno dei due.”
Lei non capì che cosa intendeva, ma decise di non indagare troppo a fondo.
“Signorina Caroline, mi sembra di aver capito che lei è decisa a non tornare con noi. La ringrazio per l’ospitalità, ma la mia presenza qui a questo punto non ha più alcuno scopo. Addio.”
Detto questo, fece per andarsene.
“Addio anche a te ragazzina. E buona fortuna.”
Pink uscì dalla camera. Caroline si versò un bicchiere e lo bevve, dopodiché appoggiò la testa sullo schienale della sedia, guardando il soffitto, e sospirò.
“Vince… ma che diavolo ti viene in mente…”
Xed51 presenta:
Pink!
Si può essere troppo umani?
21/09/06
Parte 1
Pink si trovava sulla collina antistante al castello di Vargas con una sua collega, e stava parlando alla radio con White. Chiunque non avesse visto per la prima volta questa scena avrebbe provato un gran senso di deja-vu.
“La missione è tutt’altro che semplice: dovrete infiltrarvi nel palazzo di Vargas, tenuto sotto stretta sorveglianza, senza essere individuate, e portare il suddetto qui da me, dato che a fine operazione mi troverò di fronte al palazzo ad attendervi. Qualsiasi perdita umana è accettabile. Tutto chiaro Miss Pink?”
“Si certo White… senti… magari dopo l’operazione, per festeggiare potremmo uscire a cena, magari… o una cosa del genere…”
Chiunque non conoscesse bene Mr. White, avrebbe giurato che dall’altro capo della cornetta si fosse lasciato scappare una risata.
“Certamente Pink. Dopo l’operazione.”
*Click*
La sua voce sembrava un po’ ironica, pensò. Ma non importava.
Mentre Pink era assorta nei suoi pensieri, si accorse che gli occhi di Miss. Black erano su di lei minacciosi. Era innamorata di White, questo lo sapeva da tempo, ma non vedeva in lei una possibile rivale. Una donna così puerile, che si era scelta il soprannome Black nonostante fosse albina, non poteva attrarre un uomo come White. Quando si girò, notò il segno di un morso sul suo collo. Una morsa le strinse il petto. Ma non poteva essere stato lui. Assolutamente no. E poi doveva pensare alla missione, non avevano alcuna importanza certe idiozie. Dopo averlo ribadito a se stessa, si lanciò verso i giardini. Dopo aver corso qualche metro, venne fermata da Black con un cenno. Sempre a cenni, Black gli fece notare le guardie che pattugliavano i cortili e andò avanti. Pink non la seguì, rimase a distanza nascosta dietro una siepe. Quando i rumori di colluttazione cessarono uscì dal suo nascondiglio e si diresse verso l’entrata trovando i corpi esanimi delle guardie che la pattugliavano. Black giurò di averla vista farsi il segno della croce guardando i cadaveri. Dopo un altro scambio di sguardi, proseguirono all’interno.
Parte 2
Attraversarono il palazzo per lunghi minuti, facendo strage delle guardie che incontravano. Ogni volta che Pink vedeva la sua collega uccidere, si ripeteva che era tutto per la sua causa. Ma questo non le impediva di sentire quella gelida sensazione di vuoto che le cingeva il petto. Dopo aver percorso un’intera ala del palazzo decisero di dividersi, senza nemmeno parlarsi. Semplicemente, presero due direzioni differenti. Molto meglio così, pensava Pink, non avrebbe avuto quella troia fra i piedi. Poco più tardi, arrivata in sala conferenze, trovò Vargas intento a provare un discorso di fronte a una platea vuota. Non era sua abitudine nascondersi quando sapeva di un emergenza, anzi, sembrava fosse sua abitudine farsi trovare. Ovviamente non era solo, con lui c’erano alcuni uomini armati, che non tardarono a notarla e a prenderla sotto tiro. Non spararono subito. Grosso errore.
“E così tu sei l’infiltrata.” Esordì Vargas, sicuro di sé come un uomo circondato da guardie armate.
Pink annuì, senza parlare.
“Come ti chiami ragazzina?”
“Sono Miss. Pink.”
A sentirla Vargas scoppiò in una risata sguaiata.
“Vedo che White è tornato a giocare alla guerra.” Disse fra le risate.
Pink sorrise.
“Buffo. È la seconda persona da cui sento questa frase.”
“Ah, immagino tu abbia conosciuto Caroline. Come sta? È diventata brava a suonare il piano?”
A sentirlo, Pink si ricordò delle parole che le disse Caroline: Non fidarti di Vargas. Non fidarti di Vargas. Non fidandosi della sua stessa ingenuità, prese in mano la pistola e la puntò su Vargas. Non appena lo fece trovò di nuovo i fucili delle guardie puntati su di lei.
“Non lo farei se fossi in te ragazzina. Abbassa la pistola.”
“No.”
“Io credo di sì.”
Pink guardò alle spalle di Vargas. E sorrise.
“Io credo di no.”
In un lampo, gli uomini di Vargas caddero a terra colpiti alla testa con un arma silenziata, e lui si trovò il coltello di Miss. Black puntato al collo.
“Ehilà Meg.” Disse lui, senza nemmeno guardarla.
“Ehilà Demetrius, era passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta.” Proseguì lei ironica.
“Siete qui per portarmi via vero?”
“Perspicace come sempre, vedo.”
“Se così non fosse stato dubito che avrei avuto il piacere di conversare con te.”
“Touché.”
Pink cominciò a sentirsi esclusa, chiedendosi come e quando si fossero conosciuti. Ma come le aveva insegnato la vita, farsi troppe domande aiuta soltanto a complicarsi l’esistenza, perciò lasciò perdere e si fece seguire dal despota versò l’uscita.
Parte 3
Pink, Black e Vargas avevano ormai raggiunto l’uscita. Sapevano che oltre i giardini avrebbero trovato White ad aspettarle, ed entrambe fremevano a questo pensiero. Mentre Pink precedeva gli altri due, Demetrius si liberò improvvisamente dalla stretta di Black con una gomitata e la prese da dietro con le braccia, puntandole la sua stessa pistola alla tempia. Pink ebbe la prontezza di puntargli subito la pistola addosso, ma con sua somma sorpresa Miss. Black cominciò a strillare come un aquila.
“Lasciamo stronzo! Lasciami!! Sono incinta! SONO INCINTA!!!”
Nel frattempo, White era arrivato di fronte al palazzo, nelle vicinanze dell’antica torre che si erigeva lì vicino. Guardava l’orologio leggermente alterato, constatando l’evidente ritardo delle sue due agenti. Improvvisamente dal palazzo vide giungere verso di lui due figure, ma si accorse immediatamente che di certo non si trattava di Black e Pink, era probabile che fossero soldati di Vargas avvertiti del suo arrivo. Avanzavano di corsa verso di lui, armati con dei mitra. Che idioti. Con quelle armi avrebbero potuto uccidere un uomo, non certo White. Estrasse dal fodero che aveva sui pantaloni una lunga spada katana e si lanciò in corsa verso i due assalitori. Non ebbero neanche il tempo di sparare. Il sangue schizzò sul suo viso. White amava quella sensazione quanto la brezza mattutina, ammirando freddamente la poesia della morte. Leccò il sangue che aveva sulle labbra trovandolo gustoso. Mentre riponeva la sua spada, vide avvicinarsi dal palazzo un'altra figura. Era quella di Miss. Pink, evidentemente ferita, forse a morte. Si avvicinò a lei, trovandola effettivamente in fin di vita.
“Signore… io… mi dispiace…” Disse lei mentre sputava sangue e piangeva lacrime di sconfitta.
“Non dispiacerti Pink, sei stata brava.”
“Lo… pensa sul… serio?” Disse lei, sorridendo.
“Riposa Pink. Riposa e vattene da questo mondo orrendo.”
“Signore… io… io…”
Detto questo, Pink esalò l’ultimo respiro. White si alzò e la guardò con disprezzo.
“Puttana. Non è stata neanche capace di svolgere un lavoro così semplice.”
Notò Vargas che si avvicinava verso di lui con la spada sguainata. E sorrise. Prese la radio e parlò.
“Hugo? Scatta il piano B.”
A pochi metri da White, Vargas cadde in ginocchio, con una gamba distrutta da un proiettile sparto da Hugo dalla torre vicina.
White si avvicinò all’ormai impotente Vargas, immerso in una pozza del suo stesso sangue.
“Ciao Demetrius.”
“Ciao Vincent.”
Lo colpì in volto con un calcio.
“Non mi chiamo Vincent. Non ostinarti ad appellarmi con quell’orrido nome che ho ripudiato anni fa. Sai cosa ti accadrà ora vero?”
“Beh, non ho mai sperato di vivere in eterno.”
Lo trafisse con la spada sulla spalla. Vargas cacciò un urlo di dolore.
“Non ho mai detto che sarebbe stata una cosa veloce.”
“Non l’ho mai sperato.” Disse Vargas, con un filo di voce, mentre sputava sangue e cercava invano di rimettersi in piedi.
“Bastardo! Ancora ti ostini a fare lo sbruffone! Con quale diritto?” Disse White in preda alla rabbia mentre prendeva a calci il povero Vargas.
“Ehi Vince… salutami… Miss. Orange… una volta mandavi agenti migliori sai?” Disse Vargas, con un ultimo fiato in gola.
Continuò a prenderlo a calci con forza, in preda ad un orribile raptus. Aspettava il momento per vendicarsi di lui da anni.
“Hai ancora intenzione di parlare???”
“Credevo di averti ucciso.”
“Non mi avevi ucciso abbastanza!!”
White, in preda alla follia, prese la pistola.
“Hai dimenticato una cosa essenziale Demetrius: io non perdo mai!”
*BLAM!*
Xed51 ha presentato:
Pink!
Essere troppo umani porta alla morte.