In una camera molto grande, che dava su un’ampia vetrata, erano sedute attorno a un tavolo una decina di persone, vestite semplicemente in borghese. A capotavola, era seduto un uomo alto, moro, vestito con un elegante abito bianco, che stava studiando dei fogli. All’improvviso si alzò.

“Dunque” disse “Abbiamo saputo da fonti certe che domani verrà effettuato un colpo di stato contro il governo Vargas da parte di una forza militare sconosciuta. Data la potenza dell’esercito a guardia del palazzo, è alquanto improbabile che l’attacco abbia successo, tuttavia approfittando del caos suscitato potremmo riuscire ad eliminare Vargas. Quando la situazione tornerà alla calma, i soldati si troveranno senza un comandante e saranno facilmente corruttibili e certamente disposti a cambiare fazione. “Inoltre avremo l’appoggio di un gruppo militare.” Fece cenno ad un uomo che si trovava alle sue spalle di avvicinarsi. “Il nostro amico Hugo, qui, è un ottimo affarista.”

“Oh, ti prego, chiamami per quello che sono: un mercenario” Rispose Hugo.

“D’accordo…” riprese l’uomo vestito di bianco: “In sintesi, domani è il giorno che aspettavamo da tempo. Domani il nostro piano avrà la possibilità di realizzarsi. Qualche domanda?”

Uno degli uomini in borghese si alzò. “Sii sincero White, quante sono le probabilità di riuscita?”

White sorrise. “Ve lo direi, ma non sono mai stato un granché con le statistiche.” Dopodiché aggiunse: “Riposate bene questa sera. Domani comincia la rivoluzione.” Questa frase chiudesse il colloquio, e tutti uscirono dalla stanza tranne White e Hugo.

“Certo che quella stronzata sulla rivoluzione te la potevi anche risparmiare.” Disse Hugo.

“Era da tutta una vita che sognavo di dirlo.” Rispose White, con un enigmatico sorriso stampato sulla faccia.

“Sei davvero sicuro che ce la farete White? La mia unità pretende di essere pagata per rischiare la propria vita, non dimenticartene.”

“Una volta eri più fiducioso, Hugo.”

“Una volta avevi una moglie, White.”

Il sorriso sul volto di White sparì immediatamente. Per un attimo parve arrabbiarsi, ma subito represse la rabbia e rispose semplicemente “Touché.”

“Ora vado. Se tutto andrà bene, ci vedremo domani.” Disse Hugo uscendo. “Auguri.”

 

Xed51 presenta:

Orange

Una storia di spionaggio in quattro parti

12/08/06

Futuro prossimo. In un piccolo paese circondato dal mare, la scienza ha compiuto un nuovo passo avanti, scoprendo il vero segreto dell'immortalità, grazie a degli impianti bio-meccanici. Vista l'assenza di una qualsiasi forma di opposizione da parte del governo, si è venuto a formare un gruppo di ribelli, chiamato Selene, che punta a far cadere il governo di Vargas e a mettere fuori legge gli impianti. Il loro capo è Mr. White, che diede nome al gruppo “Selene” in onore di sua moglie, vittima innocente della guerra. Questa è la storia dell’ultimo giorno di vita dell’organizzazione Selene.

Parte 1

Sulla collina di fronte al palazzo reale stavano due ragazze, entrambe vestite con delle tute per agevolare la loro entrata nel palazzo. Una delle due aveva con sé un trasmettitore, dal quale a breve uscì la voce di White.

“Miss. Orange? Orange, mi senti?”

“Ti ricevo White.”

“Il vostro compito è infiltrarvi nel palazzo senza essere individuate e di assassinare Demetrius Vargas approfittando del colpo di stato in corso in questo momento. Una forza  militare sta tentando di penetrare nel palazzo allo scopo di sostituire l’attuale governo. Tuttavia non hanno possibilità di scampo contro l’esercito a difesa del palazzo, ma essendo l’esercito impegnato a difendersi dal colpo di stato, voi avrete campo libero per agire. Gli altri membri hanno il compito di eliminare potenziali minacce residue e di sgombrare il campo a voi due. Una volta dentro vi dividerete e andrete alla ricerca di Vargas. Quando il bersaglio sarà eliminato, contattate gli altri membri via radio. Io darò il via all’ingresso dei mercenari di Hugo che elimineranno ciò che resta dell’esercito. Dopo che il palazzo sarà sgombro, io verrò proclamato presidente per diritto rivoluzionario e metteremo fuori legge gli impianti biomeccanici. Tutto chiaro?”

“Cristallino.” Rispose Miss. Orange, con una voce fredda come il ghiaccio, dopodiché chiuse la trasmittente e si voltò verso Miss. LightBlue.

“Se è così bravo, perché non viene lui ad ammazzare quel cretino?”

“È più pazzo il pazzo o il pazzo che lo segue? Se non lo rispetti come fai a fidarti di lui?” le rispose Miss. LightBlue.

“Oh, se è per questo io mi fido ciecamente di lui. Sto solo dicendo che è un codardo.”

Miss. Orange era molto alta rispetto alla sua compagna. Era anche molto graziosa in viso, aveva gli occhi verdi e i capelli biondi, che però teneva corti, per essere agevolata in battaglia.

Dopo qualche secondo, le due si lanciarono verso il palazzo.

Come aveva detto White, i giardini erano del tutto privi di guardie. In pochi minuti riuscirono a penetrare nel palazzo. Subito dopo l’entrata si separarono per andare in due diverse direzioni.

Dopo qualche minuto di esplorazione, Orange si trovò di fronte a un lungo corridoio pieno di porte. Cominciò ad aprirle una per una, trovando solo alcuni uffici aperti e incustoditi. Dopo un po’, si accorse che una delle porte era chiusa a chiave. Prese in mano la pistola e sfondò la porta con un calcio, trovandosi di fronte a Demetrius Vargas, intento a prendere un caffè dal distributore automatico. Sul volto di Vargas era evidente lo stupore.

“Caroline!?” Urlò, guardando Miss. Orange. Lei, disorientata, non sparò immediatamente. Vargas corse ad abbracciarla.

“Oh Caroline, ero sicuro che non ti avrei vista più!” disse, una volta che la teneva fra le braccia.

“Ma… Ma…” Tentava di dire Miss. Orange, che non si era resa conto della figura che si avvicinava alle sue spalle.

*SBAM*

Orange cadde a terra svenuta, colpita alla testa con il calcio di una pistola.

“Idiota.” Disse Vargas guardandola freddamente. Dopodiché si voltò vero il suo agente e gli intimò di portarla nelle prigioni.

 

Parte 2

 

Miss. Orange si svegliò poco più tardi, piuttosto intontita. Si trovava in una piccola camera, la cui unica uscita era sbarrata. Capì immediatamente di essere stata catturata. Fuori dalle sbarre, c’erano Vargas e un pugno di uomini armati con dei fucili. Vargas cominciò ad interrogarla non appena si accorse che era rinvenuta.

“Immagino che ti abbia mandato ‘Selene’ vero?” Le disse.

Orange sputò in terra. Uno degli agenti le puntò il fucile addosso, ma Vargas lo fermò con un gesto della mano.

“So per cosa combattete. Per quanto tu possa credermi, ti assicuro che il mio governo non è certo favorevole a questi mezzi-umani che vengono fuori di questi tempi. Se l’immortalità fosse davvero a portata di mano, l’umanità si estinguerebbe in neanche due secoli. E poi guarda me: ti sembro una macchina?”

Orange fece cenno di no con la testa.

“Ma ovviamente, non possiamo certo usare dei modi appariscenti come i vostri. Se si venisse a sapere che andiamo contro gli innesti, si scatenerebbe un colpo di stato…”

“…come infatti è accaduto.” Lo interruppe lei.

“Come infatti è accaduto…” Ripeté lui sospirando. “Potresti anche darmi una mano a recuperare il posto che mi spetta. La ricompensa sarebbe grande. Con la scusa del colpo di stato poi potremmo anche mettere fuori legge gli innesti. Ci stai?”

La radio di Miss. Orange cominciò ad emettere dei rumori.

“Orange? Orange mi senti? Qui White! Cos’è successo? Orange?”

Orange la buttò in terra e la calpestò, distruggendola.

“Ci sto.”

“Bene.” Sentenziò Vargas. “Fatela uscire.”

“Ma, signore…” protestò uno degli agenti.

“Ho detto di farla uscire.” Ripeté Vargas con tono autoritario. “Hai intenzione di disobbedirmi?”

“Nossignore.” Disse l’agente mentre apriva la porta.

“Allora Caroline…” Cominciò Vargas. “Devi darmi una mano contro i mezzi-umani insorti contro di me…” Tirò fuori dalla tasca una fotografia e la mostrò ad Orange. “Questa è Lucia Von Bardas. È lei che guida il gruppo insurrezionista. Inizialmente credevamo di poter fermare il loro esercito, ma si è dimostrato più numeroso e potente di quanto credevamo. Abbiamo subito ingenti perdite, ed è solo una questione di tempo prima che riescano a penetrare nel palazzo per uccidere me. Certo, i tuoi amichetti colorati non aiuteranno di certo…” Disse,mentre le porgeva un cellulare. “Ma a questo puoi porre rimedio tu.”

Orange prese il cellulare, e dopo aver digitato un numerò cominciò a parlare disinvoltamente.

“Qui agente Orange. Chiamo da un telefono di fortuna, la mia radio è andata distrutta. Il bersaglio è stato eliminato. Ripeto: il bersaglio e stato eliminato. Procedere con attacco armato ai soldati nemici…” Orange coprì il microfono del cellulare con la mano e si voltò verso Vargas. “Dove sono gli insurrezionisti?” “Sulle colline ad ovest del palazzo.” Rispose lui. Orange riprese a parlare al cellulare. “Sulle colline a ovest del palazzo. Ripeto: i militari nemici si trovano sulle colline a ovest del palazzo. Le unità già infiltrate nel palazzo possono ritirarsi. Chiudo.”

“Ottima azione Caroline, questo ci farà guadagnare un po’ di tempo.” Le disse Vargas.

“Non ho ancora capito cosa vuoi che faccia.” Gli chiese con voce diffidente.

“È semplice. Per quanto quella banda di looney toon possa eliminare anche tutto l’esercito nemico, Lucia è molto scaltra, riuscirà senz’altro a nascondersi, e tornerebbe con un esercito più grande e potente di prima. Il tuo compito è ucciderla.” Le rispose Vargas.

“E perché non lo fai tu?”

“Io non sono un uomo d’azione.” Sentenziò. “Se vuoi puoi tirarti indietro.”

“Certo che no.” Rispose lei, sicura di sé.

“Allora suggerirei di muoverci in fretta. Devo recarmi alla sala trasmissioni al più presto. Ho un piano che potrebbe rivelarsi vincente.” 

“Potrei sapere di che si tratta?”

“No.” Rispose lui, cupo. “Lo saprai al momento giusto, mia cara Caroline.”

“Come vuoi.” Disse. “Capisco la tua sfiducia, fino ad oggi ero un agente di ‘Selene’.”

“Non si tratta di sfiducia. La chiamerei piuttosto prudenza. Per quando lancerò il mio messaggio, cerca di trovarti nella sala conferenze.”

“Come pretendi che io mi fidi di te quando la cosa non è reciproca?”

“Lo pretendo e basta. So che quando te lo dirò, tu ti troverai nella sala conferenze. Ora, se permetti, preferirei smettere di tergiversare e di recarci dove stabilito.” Detto questo, le passò un biglietto. “Questo è il numero al quale puoi rintracciarmi. Buona fortuna Caroline.”

“Anche a te.”

 

Parte 3

 

Mentre camminava per i freddi corridoi del palazzo, Orange rifletté su gli ultimi avvenimenti. Perché aveva dato retta alla persona che era venuta ad uccidere? Eppure, ciò che ha raccontato deve avere fondamento, altrimenti il colpo di stato non avrebbe avuto senso. Aveva tradito il suo capo. Ma White non era importante, quello che contava era l’obbiettivo, non le persone che lo perseguivano. Nonostante ciò, c’era uno strano senso di vuoto in lei. Stava sbagliando? Agire per rimanere in vita non era mai sbagliato. E dunque non si poteva dire la stessa cosa dei loro nemici? In fondo, il loro unico desiderio era di vivere in eterno. Come si poteva biasimarli? Questo la rendeva come loro? Avrebbe dovuto farsi uccidere per la sua causa? E in questo momento, stava ancora perseguendo la sua causa, o stava perseguendo quella di qualcun altro? Ha mai avuto una sua causa? Senza rendersene conto arrivò alla sala conferenze del palazzo. Non potendo fare altro che aspettare, si mise seduta su una delle sedie che circondavano il grosso tavolo centrale.

Dopo qualche minuto, udì il cigolio della porta che si apriva. Il suo cuore cominciò a battere a mille e mentre si chiedeva se fosse stato un amico o un nemico (e anche chi fossero gli amici e i nemici), la porta fu aperta di scatto.

*BLAM! BLAM!*

Senza riflettere, Orange sparò dritta verso la porta. Quando andò a controllare, si trovò davanti al corpo di Miss. LightBlue, la sua vecchia compagna, venuta probabilmente a cercare proprio lei. Per qualche minuto, rimase chinata davanti al corpo dell’ex-compagna, non certo per tristezza, ma interrogandosi sul fatto di dover spostare il corpo o lasciarlo lì dov’era. Per quanto inatteso e sgradevole questo fatto diede tuttavia una risposta ai dubbi di Miss. Orange. Ormai la frittata era fatta, era costretta a fidarsi di Vargas, non sarebbe mai potuta tornare dall’altra parte della barricata. Ormai la frittata era fatta. Doveva solo aspettare.

 

Parte 4

 

La risposta di Vargas tardò ad arrivare: dopo circa due ore, Orange sentì arrivare dagli altoparlanti il seguente messaggio:

“Il governo Vargas dichiara la resa a favore del gruppo insurrezionista guidato dalla Signora Von Bardas. Per trattare le condizioni, la Signora Von Bardas è pregata di recarsi nella sala conferenze del palazzo reale, dove la aspetterò solo e disarmato.”

Orange notò come aveva enfatizzato le parole ‘solo’ e ‘disarmato’, dopodiché prese in mano il telefono e fece il numero di Vargas.

“Sei un coglione.” Gli gridò non appena alzata la cornetta.

“Fidati.” Le disse lui del tutto calmo.

“Sei un coglione!” Ripeté lei.

“Ho detto che è scaltra, non che è intelligente. In fondo non è nemmeno umana. Fidati, la conosco bene. Verrà sola. Tu tieniti preparata.”

“Ho un problema.” Disse lei preoccupata.

“E in cosa consisterebbe?” Domandò Vargas con voce indifferente.

“Ho un cadavere all’entrata della camera.”

“Non preoccuparti.” Proseguì Vargas con tono tranquillo. “Probabilmente non ci farà nemmeno caso.” Detto questo chiuse la comunicazione. Subito dopo, Orange cominciò a udire un pesante rumore di passi che si dirigeva verso di lei. Vargas aveva ragione: era venuta sola. Orange si nascose dietro lo stipite della porta, e non appena Lucia entrò nella camera, la colpì al collo con il calcio della pistola. Lucia però non perse conoscenza e con un calcio fece cadere Orange a terra. Lei la colpì di nuovo in volto con il calcio della pistola, e mentre si massaggiava il punto colpito, Orange ne approfittò per rialzarsi e puntarle la pistola in testa.

“Oh, avrei dovuto immaginarlo, non c’è mai stato da fidarsi di Demetrius.” Disse Lucia, mentre era a terra con la pistola di Orange appoggiata sulla fronte.

“Avevo solo paura. Non volevo morire. Dillo a Demetrius, avevo solo paura. Glielo dirai?”

Orange rimase sconcertata da queste parole. “Sì, glielo dirò.”

“Bene.” Disse Lucia. “Fai quello per cui ti paga, forza.”

*BLAM!*

Il corpo di Lucia cadde a terra. Orange rimise la pistola nella fondina, dopodiché prese il cellulare e chiamò Vargas.

“Lucia è morta.”

“…Bene. Incontriamoci all’entrata del palazzo.” Disse semplicemente lui.

“Mi ha detto di riferirti una cosa. Mi ha detto… che aveva solo paura. Di morire.”

La sola risposta che ebbe fu il click della comunicazione che veniva chiusa.

In pochi minuti, Orange arrivò all’entrata del palazzo, dove Vargas la stava aspettando. Quando la vide, la accolse giovialmente.

“Oh, mia cara, tu sei stata l’artefice della mia vittoria!”

Orange non rispose. Vargas, d’un tratto, tirò fuori la pistola e gliela puntò addosso.

“Peccato che ora il tuo status quo all’interno della nostra piccola associazione sia radicalmente cambiato, Caroline.” Disse, mentre la teneva sotto tiro.

“Io non mi chiamo Caroline.”

“Lo so. Non sapevo il tuo nome, così te ne ho dato uno.”

“Il mio nome è Orange.”

“Orange non è un nome.”

“Non ho bisogno di un nome.”

“Da oggi si. In questo momento, dei miei agenti stanno penetrando nella vostra base per uccidere quell’idiota di White. Dopodiché, il resto della tua unità verrà spazzata via da alcuni falsi ordini. Adesso ti lascio due scelte. Andare per la tua strada… o venire con me.” Detto questo abbassò la pistola. Dopo qualche istante, Orange prese una decisione. E si diresse fuori dal palazzo.

Mentre si allontanava, gli uomini di Vargas alzarono i fucili.

“Aspettiamo un suo ordine, signore.”

Vargas li intimò di fermarsi con un gesto della mano.

“Non ce n’è bisogno. La sua unità è stata spazzata via, non ha più un posto dove tornare ne un motivo per cui combattere, e in più dubito seriamente che d’ora in poi al mondo esisterà una persona più triste di lei.”

 

-Fine-

 

Xed51 ha presentato:

Orange

Una storia di spionaggio in quattro parti con finale tragico