Lance Decker era il discendente di una delle più nobili famiglie di Aurora, assieme ai Vargas. Questo, purtroppo, non si era mai tradotto in benestare economico. Perse i genitori all’età di 13 anni. Il caso fu archiviato come incidente quando era ovvio che fossero stati assassinati dalla mafia.

Probabilmente erano inciampati proprio sopra alcune pallottole.

Passò il resto dell’infanzia in orfanotrofio, come molti altri. Troppi altri.

Non parlava con nessuno, non rideva mai. Non diceva neanche il suo nome.

Tutti lo conoscevano come il ragazzo dagli occhi tristi.

Ricordava il giorno in cui uscì dall’orfanotrofio, ormai maggiorenne.

Ricordava l’uomo bianco.

L’uomo bianco lo prese sotto la sua ala, lo portò a casa sua e gli diede un lavoro.

Un lavoro importante.

Sapeva di essere semplicemente usato, ma l’idea di un lavoro, uno stipendio e una casa era sicuramente più piacevole della strada.

Maria, Maria, l’unica cosa che lo spingesse a vivere. Maria.

Ricordava l’operazione.

Sdraiato su un freddo letto d’ospedale, con gli occhi tenuti aperti da due ganci metallici. Due nuovi occhi. Due occhi migliori.

Il ragazzo era diventato un uomo. L’uomo dagli occhi tristi.

Ricordava il tradimento. Ricordava il proiettile. Ricordava la sua camicia nuova piena di sangue.

Aveva ricostruito la maggior parte del suo passato mentre tornava al vicolo, eppure non riusciva ancora a ricordare chi l’avesse ucciso.

“Che fine a fatto il mio amichetto, Smo?”

Lance constatò le due macchie di sangue sul muro dove prima era inchiodato quel disgraziato di Billy.

“Non te lo so dire, quando è andato via sembrava avesse parecchia fretta.”

“Era inchiodato a un muro, per dio. Non potevate stare un po’ più attenti?”

“Che ti devo dire Lance, qui la metà di noi è ubriaca e l’altra metà sono io.”

“Ma siete in sei…”

“Eh?”

“Niente, niente…”

La discussione si faceva serrata. Lance decise di uscirne prima che ne sfociasse un litigio.

Passò il resto della serata a meditare sui recenti avvenimenti.

Il pensiero più ricorrente era un equazione matematica: Maria = Troia.

Quello più superficiale era il ragazzo che aveva tramortito solo guardandolo. Lo chiamava signore. Lì per lì era fin troppo incazzato per pensarci ma questo non cozzava affatto con il ricordo che aveva di essere stato un uomo importante. La divisa che indossava, quella spada giapponese del cazzo che portava al fianco, li aveva già visti da qualche parte. Da qualche parte.

Mentre tentava di ricordarlo, continuava a tornargli in mente sempre la stessa scena.

Lui, seduto sul pavimento addosso a una parete, immerso in una pozza del suo stesso sangue, che imprecava contro l’unico uomo che non avrebbe mai creduto potesse tradirlo. Un flash all’improvviso gli aprì la mente:

Il suo capo. La White House.

 

Xed51 presenta:

L’uomo dagli occhi tristi

Capitolo terzo

02/03/07

 

“Ambrogio, non ti avevo detto di chiudere le finestre?”

Il presidente White si stava rilassando nel suo ufficio quando cominciò a sentire stranamente freddo.

Ambrogio gli rispose dal piano di sotto.

“Si signore, le finestre sono chiuse.”

Effettivamente le finestre erano chiuse, ma una di esse era stata distrutta dall’esterno, mentre un intruso si avvicinava alla persona del presidente.

“Hai fatto davvero lo stronzo con me, White.”

Vincent cadde all’indietro dalla sua sedia. Si alzò in piedi, e cercando di recuperare un ormai perduto contegno si rivolse minacciosamente al suo sgradito ospite.

“Chi sei?”

“Sono quello che hai fatto fuori un bel po’ di tempo fa, grandissima testa di cazzo.”

Lance lo colpì al volto, lui cadde di nuovo a terra col sapore del suo stesso sangue in bocca.

“Lance?!”

“A quanto pare anche chi muore si rivede.”

Dopodiché, gli diede un violento calcio nello stomaco.

“Ora sono io quello nelle condizioni di uccidere, stronzo.”

 

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Il giorno 6 Febbraio di cinque anni prima, il capitano della White guard Lance Decker si recò alla White House dopo una missione della massima segretezza. Gli era stato ordinato di eliminare qualsiasi testimone, nessuno avrebbe dovuto sapere quello che era successo quella mattina. Arrivato nella sala grande ricevette grandi lodi dall’allora neo-presidente White.

 

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Ora White sputava il suo sangue a terra, mentre quello che una volta era il suo diretto sottoposto lo pestava.

“Cristo iddio Lance, sei morto cinque anni fa!”

“A quanto pare no. E non mi pare di averti interpellato. Soffri in silenzio.”

 

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Quel giorno, Lance non fece caso al fatto che mentre parlava con lui, White stava caricando la sua pistola. Se ne rese conto quando una pallottola lo colpì sulla spalla destra, inzuppando la sua camicia di sangue. Venne scaraventato verso il muro e cadde a terra dolorante.

“Credevo che avessi capito cosa intendevo quando ti ho chiesto di non lasciare testimoni Lance.”

Si trovò la pistola puntata alla testa.

“Vaffanculo White… io ti ammazzo quanto è vero iddio!”

“Certo, certo, ora stai tranquillo e muori.”

*Blam!*

 

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Ora, Lance tirava su il suo vecchio capo per il collo mentre godeva nel vederlo urlare e dimenarsi.

“Uccidimi adesso brutto stronzo, se vuoi uccidermi uccidimi ora!”

“Non sono venuto qui per ucciderti, White. Ora guardami negli occhi.”

“No!”

“Guardami negli occhi o ti stacco quella grande testa di cazzo che ti ritrovi!”

 

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Nello stesso momento, in un altro luogo.

“Dottor Smith, ha idea di dove si trovi il soggetto?”

“Da quello che mi ha detto prima di andarsene, pare che stia entrando in possesso degli ultimi frammenti della sua memoria. Non credo manchi molto prima che torni qui e ci riconosca.”

“Dobbiamo rimuovere l’accampamento?”

“Dobbiamo rimuovere l’accampamento.”

“Dottor Smith?”

“Si?”

“Suo padre sarebbe davvero fiero di lei.”

“Grazie Leland.”

Il dottor Alphonse Smith, che Lance aveva conosciuto soltanto come Smoky, e i suoi uomini, smontarono l’accampamento che avevano stabilito nei vicoli mentre lui era occupato nella sua spedizione punitiva alla White House. Nessuno li vide uscire dalla città.

 

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White giaceva a terra, pieno di lividi, con un braccio spezzato e chissà cos’altro. Lance si allontanò dalla finestra.

“Voglio consolarti, White. Non c’è nulla dall’altra parte. Non c’è nessun inferno, non c’è nessun paradiso. Non c’è nessuno dio. Non che te ne freghi molto, ora come ora.”

Riuscì ad alzarsi solo mezz’ora dopo. Gli ci vollero altri dieci minuti per trovare la forza di chiamare il suo maggiordomo.

“Ambrogio! Subito qui!”

Ambrogio, intento a pulire tutto il resto del palazzo, si precipitò nell’ufficio del suo padrone, trovandolo al buio.

“Signore, cos’è successo?”

“Nulla, dimmi dove si trova la mia sedia.”

“Alla sua destra signore, ma cosa…”

“Ambrogio, portami qui un oculista. Il migliore del paese. È un ordine.”

Lance, nel frattempo, aveva ricordato nome e volto dell’uomo, o meglio degli uomini che l’avevano risvegliato dalla morte. Ma com’era prevedibile, non trovò nessuno al suo ritorno tra i vicoli. Stringendosi nella sua giacca dal colore assurdo, si addormentò. E per la prima volta da quando era tornato in vita si sentiva davvero morto.

-Fine-