“T...ti...amo.”
Le sue ultime parole. Per lei.
Per le sue spoglia era previsto il solito dissacrante bagno di folla ipocrita che piangeva per una persona senza conoscerla neppure.
“Non è giusto.”
“Nh?”
“Silver, tu ora sei il re, giusto?”
“... sì, ma...”
“Vieta a tutti di entrare nella camera funeraria.”
“Cosa stai dicendo?”
“Fallo e basta. Obbedisci a tua madre e non fare domande.”
“... va bene.”
Silver uscì dalla camera funeraria del re senza chiedere nulla, ma con un macigno sul cuore. Meg non stava bene da prima che Vincent venisse ricoverato. Nausea, emicranie, sbalzi d'umore...erano solo alcuni sintomi di una lunga lista.
L'albina si sedette sul letto funebre, accanto al corpo del fu monarca.
“Sei sempre stato sleale, Vincent. Da piccolo baravi sempre per vincere, crescendo hai sempre voluto avere l'ultima parola. E l'hai avuta, la tua fottutissima ultima parola.”
Si sdraiò, appiattendosi contro il suo corpo.
“Perché non me l'hai detto prima? Avrei voluto risponderti, sai?” Strusciò la fronte contro il suo collo gelido.
“Avrei dovuto dirti ancora tante cose... per esempio, che sono incinta...sono già al quarto mese... che cazzo gli dico? Papà non c'è più perché è morto nel modo peggiore che potesse capitargli?”
Sospirò. “E' un mondo di merda, avevi ragione tu...”
Una sola lacrima le percorse il viso.
“E io come faccio adesso?”
Iniziò a piangere, anche se si era ripromessa di non piangere più. Era impossibile che ci riuscisse, lo sapeva.
Avrebbe voluto levare di lì tutta quella roba. Fiori, onorificenze che Vincent non aveva nemmeno mai visto, candele...avrebbe dovuto buttare tutta quella roba appena entrata.
Ma non l'aveva fatto. Aveva avuto appena la forza di avvicinarsi a lui.
Puzza di bruciato. Non se ne curò, anzi, sembrava che quell'odore la calmasse, si stava addormentando mentre la puzza di fumo diventava sempre più persistente.
“Ti
amo anche io, Vince...”
Yuppu presents
Finale, dal punto di vista di Meg Dorogoi.
Un principe non piange
21/01/07
La folla davanti al palazzo reale era scioccata.
C'era stato un incendio nella camera funeraria del re e il principe se n'era accorto prima che potesse fare danni ingenti.
Un paio di feriti.
Un morto.
Due, per la verità. Ma nessuno oltre Silver sapeva e nessuno oltre lui avrebbe saputo. Aveva proibito di toccare i corpi dei suoi genitori.
Stabilito che Meg era morta per intossicazione da fumo, non voleva che la sventrassero come un qualsiasi animale.
Era riuscito ad accorgersi dell'incendio prima che il fuoco bruciasse l'intera stanza.
Ne era rimasto poco, ma i monarchi non erano stati toccati dalle fiamme.
“Sua
Altezza? I medici chiedono...”
“Ho già detto di no. Nessuno di loro li toccherà. Non li toccherà nessuno.”
“Ma sua Altezza, i funerali...”
“Mi occuperò personalmente della loro preparazione. Ora fai allontanare tutti. E non fiatare.”
Ambrogio s'inchinò brevemente e si avviò verso il corridoio.
Silver sospirò ed uscì momentaneamente dalla stanza, per tornare con le divise della Selene.
“Non siete morti in battaglia, ma voglio ricordarvi per quello che per me siete sempre stati.”
Poggiò la katana accanto al corpo di Vincent.
“Mr. White.”
Fece lo stesso con il fucile di precisione di sua madre, dall'altro lato.
“Miss. Black.”
Nemmeno un'ora dopo, le spoglia dei regnanti venivano mostrate alla gente di Arcadia.
Gente che non capiva.
Non capiva il significato delle armi che avevano deposto accanto ai corpi.
Non capiva perché al posto delle vesti regali avevano addosso vestiti completamente diversi.
Divise diverse per colore e per taglio.
Finalmente il Principe parlò.
“Popolo, vi presento coloro che hanno trasformato la repubblica dominata dal Pod nel regno in cui vivete ora. Queste persone non sono né i vostri defunti sovrani né Vincent Vargas e Margarita Dorogoi. Loro sono...erano... due folli. Due geni perfetti. Voglio che siano ricordati per quello che erano.”
Dopo aver parlato con una fermezza e una pacatezza che il suo rango impone, Silver fece riportare le bare nel palazzo e ordinò che venissero cremati insieme e con le loro armi.
Non ebbe la forza di restare nella camera ardente, Ambrogio gli portò l'urna quasi con le lacrime agli occhi.
“Sua Altezza...”
“Non c'è bisogno che tu dica che ti dispiace. Lo so.”
Gli rivolse un sorriso triste.
“Altezza...sua madre era incinta, per caso?”
“Sì. Ma non conta più. Sono stato il figlio unico di una madre vedova. Il destino ha voluto che rimanessi figlio unico di due geni estinti.”
“... Altezza...”
“Le loro armi?”
“Abbiamo ritenuto opportuno smontarle completamente e fonderle.”
“Potete fare un'urna più degna con i resti della katana e del fucile?”
“... sì, informerò subito il fabbro.”
“Grazie, Ambrogio.”
“Dovere, Altezza.”
Poco dopo, una donna entrò nella sua stanza. Vestita a lutto, con i capelli rossi raccolti.
“Ciao Silver.”
“Veronika.”
“Ho portato una cosa di cui vorrei che ti prendessi cura.”
“Non sono dell'umore giusto.”
Veronika si avvicinò a lui in silenzio. Gli mise in mano un vaso di crisantemi. Solo uno era già sbocciato, candido.
“Tua madre adorava i crisantemi, sai?”
Non rispose.
“Guardali bene, Silver.”
Seppure con aria insofferente, Silver ubbidì.
Sulla pianta c'era un piccolo innesto, con un piccolo crisantemo nero.
“... cos...?”
“Quando ho saputo che era diventata Miss. Black, ho ritenuto giusto dedicarle il suo fiore preferito. A dire il vero, non avrei mai creduto che mi sarebbe dispiaciuto portarle il suo fiore in un'occasione degna. E invece...”
“Ne avrò molta cura, Veronika.”
La donna sorrise appena e gli baciò la fronte.
“Sarai un buon re, Silver.”
Sparì com'era venuta, senza lasciare traccia.
Oggi non sappiamo cosa ne sia stato di Silver, se sia stato realmente un buon re o meno o se abbia avuto figli.
Tutto ciò che resta è una statua che lui fece erigere per i suoi genitori. Ai suoi piedi, si trovano dei crisantemi. Ogni fioritura, sbocciano contemporaneamente per primi, un crisantemo bianco ed uno nero.

- A Lorenzo, che non si può permettere di essere così insicuro. 19/12/2006