Yuppu presenta:

Black

A side story

22/09/06

 

La scena si svolge in una stanza semibuia che ricorda per certi versi un ufficio.

 

Vincent "White" è seduto su una poltrona sgualcita; fissa il pavimento come se suggerirgli da un momento all'altro il modo certo in cui liberarsi di Vargas.

La porta del suo rifugio si richiude dietro di lui.

"Pensi ancora a come sconfiggere Demetrius, Vincent?"

"Non sono più Vincent, dovresti saperlo, ormai…"

"Scusami se trovo stupido chiamare come un colore la persona che amo e che comunque non mi ricambia…"

White tace.

"…e che nemmeno si prende la briga di rispondermi."

"A cosa dovrei rispondere, Miss. Black?"

"E ancora mi insulti, rinnegandomi il diritto ad un nome proprio."

"Tu stessa hai rinnegato il tuo nome quando sei entrata sotto il mio comando"

"Sotto il tuo comando o nel tuo letto, Vincent?"

"Non è il momento né la sede per parlare di questo."

"Certo…non è mai il momento…"

Vincent si alza in piedi e va alla piccola finestra, osserva la gente fuori senza degnare di uno sguardo Black.

"Logorroica come al solito, miss Black."

"Non prendermi in giro, Vincent."

"Io non ti prendo in giro, lo sai…"

"Lo so e per quanto irritante sia, non riesco a tradirti consegnandoti ai Vargas."

"Questo è un bene, non trovi?"

Black serra i pugni, troppo irritata per rispondergli.

"Sappiamo tutti e due come finirà, no?"

"Certo…come al solito finirò nuda con addosso una tua camicia ad aspettare che tu torni da Dio solo sa dove…”

"Hai accettato tutto questo tempo fa, Black."

"Piantala con le stronzate, White…non sarai eterno…prima o poi ti succederà qualcosa…e che farai allora, Vincent?"

Per la prima volta da quando è entrata nella stanza, White si volta a guardare Miss. Black.

"Ti confesso che non ho mai capito perché una donna albina abbia voluto essere Miss. Black…"

"Sei bravo ad evitare di fronteggiare la realtà, White…ti auguro davvero che non ti accada mai nulla…"

Si avvicina alla ragazza, le accarezza il volto con espressione impassibile.

"Black, Black…tu diventi troppo vulnerabile, quando parli così…"

"Mai stato un problema, visto che non parlo mai con il nemico…"

Fa una pausa, fissando White con i suoi occhi grigi.

"…o almeno non con il nemico dichiarato…"

"Mi lusinga il fatto che tu mi veda come un nemico…"

"Ti lusingava anche il fatto di piacermi…troverai il modo di sfruttare anche questo per il tuo tornaconto…"

White ride.

"Come sei diventata pessimista, miss Black"

Non la lascia rispondere, la bacia.

Black non reagisce. Ha già avuto a che fare con questo suo lato.

Ribellarsi non le porterebbe nulla di buono e gettarsi tra le sue braccia sarebbe oltremodo squallido.

Come sempre, lascerà fare a lui. D'altronde non ha molta scelta, conoscendolo.

Le mette le mani sui fianchi "Finirà sempre così."

"Non c'è motivo per cui dovrebbe finire diversamente, Meg…"

"…non so cosa sia, ma non mi piace, detto da te…"

"Certo…perché tu sei la mia miss Black e nessuno può chiamarti in un altro modo…"

"Sei il solito egoista, Vince…"

"E tu sei la solita parolaia…mai una volta che agisca per tuo conto, vero?"

Le morde il collo.

"Nh…mi resterà il segno per giorni…"

"Non è mai stato un problema…"

"Certo…non lo è mai stato per te…"

Le toglie la camicia.

"E tu non te ne sei mai lamentata, Black…"

Gli prende il volto tra le mani.

"Non è nelle mie intenzioni farlo…"

Lo bacia.

La solleva di peso e la mette sul divano.

"Originale come sempre, vero?"

“Perché dovrei cambiare un’abitudine a cui sono affezionato?”

Black ridacchia, gli bacia il mento.

“Perché sta diventando un’ossessione, Vince…”

L’uomo si toglie la camicia.

“Questo lo dici tu, miss…”

“Questo lo dicono le tue mani, White…sono su di me più spesso di quanto siano nelle tue stesse tasche…”

La bacia, accarezzandole il corpo.

“Non succederebbe così spesso, se il tuo corpo non mi chiamasse così insistentemente…”

Le apre le cosce di scatto, guardandola.

“Sei soltanto un porco…”

Meg reclina la testa sul bracciolo del divano. Sa cosa succederà. Sa che sarà fottutamente doloroso, e non sul piano fisico.

Il sesso senza amore è squallido, ma quello che non ti dà nemmeno piacere è anche peggiore.

Non è per le sue capacità, fossero tutti come lui ci sarebbe di che baciarsi i gomiti; la cosa peggiore è stata innamorarsi di lui, un uomo che ancora si aggrappa disperatamente al ricordo della moglie.

È il suo unico punto fermo e la cosa peggiore che Black potesse trovarsi a fronteggiare.

Una persona vera ha dei difetti, un ricordo dolce non ne ha mai.

White la penetra con decisione, stringendole i fianchi mentre lei gli artiglia le spalle.

Ogni suo ansito è un “ti amo” che viene bellamente ignorato.

Vincent le morde il collo e le accarezza i seni, chiudendosi nel suo piacere per non farsi attaccare da un rimorso inutile.

È solo sesso.

Così avevano deciso e così sarà per sempre.

Non è permesso scavalcare i ranghi per amore.

Ogni spinta è un’altra cicatrice emotiva. Continuare è doloroso, smettere sarebbe fatale.

Mentre si baciano, il divario tra loro aumenta ancora. Lei sta ancora peggio, perché non può dirglielo. Lui si rinchiude nei suoi ricordi.

Ad essere uniti, sono solo due corpi fatti di muscoli, ossa e carne. Le persone fatte di anima sono distanti come il giorno e la notte. Il buio e la luce. White & Black.

Un crudele gioco di parole più veritiero che mai.

E mentre Vincent muore dentro di lei, White acquista nuove consapevolezze.

Mentre Meg scoppierebbe a piangere, Black chiude gli occhi e sospira. Un giorno glielo dirà.

 

White si alza da lei e si riveste, tralasciando la camicia, che le mette sulle spalle.

“Vai già via…”

“Abitudine, Black, abitudine…”

Black tace, guardandolo uscire ancora una volta da quella stanza e dalla sua vita, si mette una mano sulla pancia.

“Le abitudini possono cambiare, Vincent…dovrai farlo almeno per Mister Grey…”