Kairi era in fermento, niente più la separava dalla vendetta contro il suo unico amore. Mentre si lasciava alle spalle una lunga scia di vittime, ripeteva a se stessa una frase.
Kairi: “È l’ora, è l’ora.”
Xehanort era eccitato, la sua ascesa alla divinità era sempre meno ripida e il suo desiderio sempre più vicino all’avverarsi. Mentre osservava il mondo lucente che presto sarebbe stato suo, ripeteva a se stesso una frase.
Xehanort: “È l’ora, è l’ora.”
Riku e Sora erano spaventati, coscienti del fatto che una terribile battaglia incombeva sui loro capi come una ghigliottina. Mentre si preparavano, furono sorpresi da una ragazza incappucciata che ben conoscevano. Prendendo le armi, Sora rivolse all’amico una sola frase.
Sora: “È l’ora, prepariamoci.”
Xed presenta:
Kingdom Hearts Trilogy:
30/01/07
Non vi fu tempo per le parole, Kairi si scagliò con decisione contro i due senza un attimo di respiro. Sora fermò il suo colpo iniziando un feroce duello con quella che un tempo era la sua amata, rimanendo però titubante nei suoi colpi. Dopo un lungo duello, Riku e Sora riuscirono a metterla in stallo, gettando in terra la sua arma. Mentre la tenevano bene in vista, il volto di Sora era scavato da furiose lacrime.
Sora: “Dimmelo Kairi… perché tutto questo?”
Il volto di Kairi subì un cambiamento. La rabbia prese il sopravvento su di lei.
Kairi: “Perché tutto questo?”
Aprì la sua mano e il suo keyblade riapparve.
Kairi: “Perché tutto questo?!”
Un colpo.
Riku fu scagliato a terra.
Due colpi.
Riku: “Kairi…”
Riku non si rialzerà più.
Tre colpi.
Kairi: “Vuoi sapere il perché di tutto questo? Perché voi due avete segnato la condanna a morte di chiunque io conoscessi, perché non c’eravate quando abbiamo avuto bisogno di voi. Avrei potuto incolpare i demoni che ci hanno attaccato. Avrei potuto incolpare il destino, avrei potuto incolpare Dio. Ma la colpa è soltanto vostra, e io sono qui per farmi giustizia come nessun Dio potrebbe fare su di voi.”
Sora tornò in piedi. Riprese la sua arma e si asciugò le lacrime, sostituendole ad un sorriso di sfida, forse falso, forse dettato dalla follia.
Sora: “Ancora una volta Kairi.”
Puntò il keyblade verso di lei.
Sora: “Fammi vedere come balli.”
Kairi si lanciò nuovamente verso di lui, che questa volta la contrattaccò in maniera più dura.
Due anime unite nella follia, due anime unite da un destino di sofferenze, due anime impegnate in una battaglia che sembra una danza.
Due ragazzi, strappati alle loro vite e inseriti in un contesto a loro estraneo erano l’una contro l’altro.
Qualsiasi fosse stato l’esito della battaglia, entrambi avevano perso tutto. Quella battaglia ora, significata tutto per loro.
Quell’assurdo ballo di sangue era tutto ciò che gli rimaneva.
Un colpo, due colpi.
Entrambi combattevano contro la persona che un tempo amavano.
Tre colpi, quattro colpi.
Il mondo sembrava cambiare attorno a loro.
O forse semplicemente stavano entrambi impazzendo.
Cinque colpi, sei colpi.
Entrambi si fermarono, squadrandosi l’un l’altra.
Sora: “Kairi.”
Kairi: “Sora.”
Sora: “Che senso ha tutto questo? Perché continuiamo a combattere?”
Kairi: “Perché ho appena ucciso il tuo migliore amico e perché sto per uccidere anche te.”
Sora gettò in terra la sua arma avvicinandosi a Kairi.
Sora: “Tutto questo non ha senso… sembra uno di quegli incubi dove vedi avvenire una brutta cosa ma non puoi far nulla per fermarla…”
Kairi: “E la brutta cosa avviene lo stesso…”
Sora era ormai vicino a Kairi, lei teneva basso il suo keyblade confusa.
Sora: “Kairi…”
Kairi cominciò a prenderlo a pugni sul petto, mentre lui allargava le braccia.
Kairi: “No! Questo non cambia niente, niente! È colpa tua, è solo colpa tua!”
Sora: “Kairi…”
Sora ormai stringeva tra le braccia la ragazza con cui un tempo scambiava momenti felici sulla loro isola.
Sora: “Kairi, io ti amo.”
Kairi, ripresa coscienza di sé e rendendosi conto di ciò che aveva fatto, si abbandonò fra le braccia di lui in lacrime.
Kairi: “Anche io Sora…”
Un bagliore. Il corpo di Kairi si fa leggero.
Kairi si era trafitta con la sua stessa arma dandosi la morte.
Sora alzò lo sguardo, mentre vedeva il corpo di Kairi trasformarsi in luce e ascendere.
Una lacrima solcò la sua guancia.
Una sola.
Si alzò e scrutò il paesaggio. L’impressione che aveva avuto durante la battaglia non si era dimostrata falsa, difatti il luogo dove era cominciata la battaglia non era di certo lo stesso luogo dove si era conclusa. Si trovava in un luogo per certi versi cupo, con edifici del tutto incoerenti e sconnessi fra loro e con ampie zone d’ombra e di luce senza che vi sia alcun sole.
Per quanto il dubbio che si trattasse semplicemente di un allucinazione lo sfiorasse, era pur sempre vivo e in un luogo sconosciuto, quindi tutto quello che poteva fare era cercare qualcuno che lo aiutasse.
Non fece in tempo ad esplorare la zona però, in quanto sentì una voce familiare alle sue spalle e si girò di scatto, sorridendo.
Smise di sorridere quando si ricordò perché gli era familiare.
Xehanort: “Sora, ragazzo mio.”
Sora fu scagliato addosso a un muro.
Xehanort: “È tempo di vendetta.”
Musica.
Xehanort: “Ho sempre amato la musica, fin da quando ero bambino.”
L’eroe si trovò sollevato da terra dal potere di Xehanort.
In sottofondo, una ballata.
Sora: “Xe…han…ort…”
Xehanort: “Già, proprio io. Benvenuto nel mio mondo. In tuo onore una ballata, una ballata oscura.”
Sora venne di nuovo scagliato via.
Xehanort: “In questo mondo non si muove foglia senza che io lo decida. È un mondo puro, dove luce e tenebre si mescolano con il sangue, e dove io sono l’unico, vero e maestoso Dio. Tu sei il mio primo ospite, ma ben presto chiunque abbraccerà questa mia nuova utopia, volente o nolente.”
Il giovane sbarrava i denti mentre veniva colpito dal suo vecchio rivale.
In sottofondo, un Walzer.
Xehanort: “Ma una cosa mi premeva più di altre. La vendetta, la vendetta verso di te che mi hai privato di tutto. In tuo onore custode, un Walzer per la vendetta.”
La musica scorreva interrotta dalle urla di Sora, sballottato ovunque come una bambola inutile.
Non riusciva a parlare, e anche se avesse potuto, non avrebbe saputo cosa dire.
Il suo nemico aveva vinto, e il suo mondo stava per perire assieme a lui.
Aveva fallito il suo compito, non era riuscito a proteggere nessuno.
Nessuno.
In sottofondo, un Eufonia.
Sora si fermò improvvisamente. L’espressione di scherno sul volto di Xehanort scomparve.
Xehanort: “Il tempo delle parole per te è finito figliuolo. È tempo per te di calare il sipario e di sparire dal mio spettacolo. In tuo onore, un eufonia di morte.”
Xehanort mosse la mano verso Sora. Ma nulla accadde. Il giovane si alzò da terra aiutandosi col keyblade. Stremato, col fiatone, si rivolse al suo avversario.
Sora: “Xehanort…”
Xehanort: “?”
Sul volto di Sora si dipinse un espressione di sfida.
Sora: “Basta con le idiozie.”
Si lanciò verso Xehanort furiosamente. Di nuovo affrontava il suo primo avversario. Stavolta, da solo.
La battaglia fu terribile. L’eco dei loro colpi poteva essere udito a chilometri di distanza. Se ci fosse stato qualcuno ad ascoltarlo.
Quel mondo era solo per loro due, Xehanort sognava da lungo tempo questo momento. Sognava da lungo tempo la vendetta. Sognava da lungo tempo di uccidere il ragazzino che l’aveva privato di tutto proprio quando era a un passo dalla vittoria.
La musica scorreva interrotta dai colpi dei due rivali, che si affrontavano con sanguinosa furia.
Xehanort: “Sora, non puoi nulla contro di me. Io sono un Dio, tu sei soltanto un ragazzo. E sei solo.”
Sora si accasciò. Era tutto vero, non aveva nessuno al suo fianco. L’ultima volta era riuscito per miracolo a batterlo, ed ora era ancor più potente.
Finché una frase non gli sfiorò la mente, di nuovo.
“Anche nell’oscurità più fitta, ci sarà sempre una luce a guidarti.”
Sora: “No.”
Si rialzò.
Xehanort: “Cosa?!”
Sora: “Non sono solo.”
Per un istante, un lampo di luce acceca Xehanort.
E sono tutti lì.
Riku, Ansem, Yen Sid, Axel, il Re, persino l’organizzazione XIII.
Tutti lì, contro Xehanort.
Solo uno di loro si avvicina a Sora.
Sora: “Ancora una volta amico?”
Riku: “Ancora una volta, Sora.”
Xehanort era stupefatto. I suoi poteri non servivano a nulla, in quel frangente, lui era totalmente indifeso.
Xehanort: “È impossibile! Non potrete mai sconfiggermi! Mai! Io sono un Dio, un Dio! Non importa in quanto mi attaccate, il risultato sarà sempre lo stesso! Nessuno può sconfiggermi!”
Sora abbassò la guardia.
Sora: “Ma noi non ti attaccheremo, Xehanort.”
Mentre tutte le sue vittime, dirette o indirette, stavano ritte in piedi guardandolo severamente, Sora si voltò, e cominciò a camminare verso la porta della luce.
Sora: “Ti dimenticheremo.”
Si diresse verso Riku e lo abbracciò. Sottovoce si rivolse a lui.
Sora: “Prenditi cura di lei…”
Riku: “Ancora una volta, amico mio.”
Tutti si voltarono assieme a Sora e cominciarono ad andarsene.
Xehanort: “No! No! Non potete farlo, non ve lo permetto! Tornate indietro, tornate indietro!”
Nessuno badava a Xehanort. Sparivano, per tornare dal limbo dal quale erano venuti. Per tornare nel cuore di chi li avrebbe ricordati per sempre.
Sora, sparendo li salutava.
Sora: “Addio amici miei, vi ricorderò per sempre.”
Xehanort: “No! Non sparite! Non dimenticatemi! Non potete! Non andatevene… vi prego…”
Cala il sipario, gli attori vanno via.
Xehanort rimase solo, Dio di un mondo abitato da lui soltanto.
Un solo uomo rimase lì con lui.
Xemnas: “Xehanort… fratello mio, unisciti di nuovo a me, sprofondiamo assieme nelle tenebre, rimaniamo uniti almeno nella morte.”
Xehanort: “Si, fratello.”
Sora tornò nel suo mondo. Solo.
-Fine-