Era notte fonda quando il grande maestro udì bussare alla sua porta. Non che stesse dormendo, ma essere disturbati da qualcuno nel pieno della notte non fa mai piacere.

Sperò almeno che fosse importante.

Aprendo la porta, si trovò di fronte ad uno shockato Ansem il saggio, che teneva stretta a sé una giovane ragazza.

Yen Sid: “Ansem…?”

Ansem: “Sid, vecchio amico mio, te ne prego, ho bisogno del tuo aiuto.”

Yen Sid: “Saggio Ansem! Vi vedo piombare in casa mia, in piena notte, dopo che tutti vi avevano dato per morto a chiedere il mio aiuto! Vi sembra il modo?”

Yen Sid si scostò dall’entrata.

Yen Sid: “Ovvio che ti aiuterò. Quella ragazzina… non è un po’ troppo giovane per te?”

Ansem: “È mia figlia…”

Yen Sid: “Ansem, vecchio marpione! Immagino sia il frutto di quando bisbocciavamo insieme a Traverse Town… ma… è forse morta?”

Ansem: “No… a entrambe le domande. Non è il frutto delle nostre bisbocce in giro ed è soltanto svenuta.”

Yen Sid lo scortò in un'altra camera, dove Ansem adagiò sua figlia su di un letto.

Yen Sid: “Ora è bene che tu mi racconti una lunga storia. Sarà meglio che io prenda da bere…”

 

Xed presenta:

Kingdom Hearts Trilogy:

Walzer for Vengance

13/01/07

 

Per Sora, Riku e Kairi, tutto cominciò con una lettera.

Dopo mille disavventure, erano finalmente riusciti a tornare alla loro isola natale, dai loro genitori, dai loro amici, sani e salvi.

La lettera era una nuova richiesta d’aiuto del Re. Parlava di una Radiant Garden precipitata nel caos, occupata di alcuni guerrieri, parlava di Riku e di qualcosa di cui lui aveva bisogno.

Non importava molto di cosa parlasse. Decisero in breve ed all’unanimità di stracciarla.

Qualcuno l’avrebbe chiamata codardia. Loro la chiamarono giustizia.

Erano fin troppo stanchi di rischiare la vita per mondi che non gli appartenevano. Erano di nuovo a casa, e questo contava.

Solo questo.

 

La disgrazia di Ansem il saggio cominciò invece anni prima.

Quando tutta la sua vita si restrinse unicamente al suo studio sul cuore, quando dimenticò il mondo per dedicarsi a pieno alla sua arte.

Sua figlia aveva pochi mesi.

Sua moglie era morta di parto.

Ci fu chi imputò proprio a questo fatto l’isolamento del saggio.

Fattostà che le uniche persone che riuscivano ad avvicinarlo erano Re Mickey e il suo allievo prediletto, Xehanort.

 

La serata di Sora, Riku e Kairi fu delle più tese.

Per quanto poterono ignorarla, la lettera del Re li scosse profondamente.

Per quanto poterono stracciarla, tutti e tre erano rosi dal desiderio di avventura.

Nessuno ebbe il coraggio di scappare però quella notte.

Tranne Riku.

Riku, quella sera, scomparve senza lasciar traccia.

Non era il desiderio di avventura a spingerlo però.

Era un morboso e implacabile desiderio di potere che lo fece andar via dall’isola quella notte.

Sora se ne accorse, e anche lui partì. Non per curiosità. Ma per amicizia.

Ancora una volta.

 

C’è chi diede ad Ansem del pazzo.

Sua figlia cominciava a crescere senza l’affetto di un qualsiasi genitore, fra i macchinari e gli esperimenti.

C’è chi diede ad Ansem del pazzo. Ma per quanto potesse essere vero, un lume di ragione gli era rimasto.

Avrebbe dovuto essere cieco per non accorgersi che il suo allievo, Xehanort, stava cadendo vittima dei suoi stessi esperimenti.

Cercò di bloccarli. Non ci riuscì.

Cercò di bloccare lui. Non ci riuscì.

Era diventato più potente e più pazzo di quanto Ansem potesse immaginare.

Per salvare sua figlia, la abbandonò in una terra insignificante, abitata da poche persone, che prese il nome di arcipelago del Destino. Poi andò ad affrontare Xehanort, con l’intento di eliminare dal mondo la minaccia che in un certo senso lui stesso aveva creato.

Non ci riuscì.

Sconfitto, ferito, inerme e privo di memoria, Ansem scomparve.

La sua storia è conosciuta ai più.

Tempo dopo, si distinse come DiZ, l’acerrimo nemico dell’organizzazione XIII, mentre aspettava di riprendere completamente la memoria.

Successivamente, si sacrificò nel vano tentativo di sigillare definitivamente il Kingdom Hearts creato da Xemnas.

O almeno così sembrava.

Rimasto intrappolato aldilà di Kingdom Hearts, nel regno oscuro, Ansem riprese la sua memoria perduta.

E ricordò il nome di sua figlia.

Kairi.

 

La storia di Xehanort rimase invece nell’ombra.

All’apice della sua pazzia, ormai trasformatosi in un Heartless, Xehanort rubò il nome del suo stesso maestro e cercò di usurpare il potere di Kingdom Hearts.

Non vi riuscì.

Kingdom Hearts non sprigionò il potere oscuro che lui bramava.

Xehanort si eclissò in un mondo di luce.

Sconfitto, umiliato, distrutto nel fisico e nell’orgoglio, Xehanort bramava vendetta contro il branco di ragazzini che l’aveva umiliato e distrutto.

Niente e nessuno avrebbe dovuto mettersi sulla sua strada ora.

Xehanort rigenerò se stesso dal suo cuore malato e corrotto, avido di vendetta per il potere che gli era stato negato.

Xehanort rinacque a nuova vita dalle sue ceneri come un araba fenice assetata di sangue.

Un luogo era rimasto impresso nella sua memoria.

Isole del Destino.

Un luogo era rimasto in lui quando uscì dal cuore di Riku, dove si era rintanato.

Isole del Destino.

Un luogo sarebbe stato all’apice della sua vendetta.

Isole del Destino.

I tempi erano maturi. Tutti i pezzi della scacchiera erano al loro posto. Nulla avrebbe potuto fermarlo ora. Xehanort avrebbe acquisito il potere di un dio.

Xehanort sarebbe diventato DIO.

 

Kairi pianse.

Pianse per quasi tutta la notte.

Non avrebbe seguito i suoi amici. Per nessuna ragione.

Basta battaglie. Basta vittime.

Nulla valeva la pena di tornare di nuovo in quell’inferno.

Sarebbero tornati prima o poi.

Sarebbero tornati da lei.

Continuò a piangere.

Finché non udì le urla.

Vendetta.

Ombre ovunque.

Vendetta.

Cadaveri ovunque.

Vendetta.

Sangue ovunque.

Vendetta.

Morte, distruzione.

Vendetta.

Strage.

Vendetta.

Xehanort era arrivato alle isole del Destino. E non era solo.

Avrebbero potuto difendersi.

Avrebbero potuto combattere.

Se Riku e Sora fossero stati lì.

Tutti i suoi amici non sarebbero morti se Riku e Sora fossero stati lì.

Riku e Sora.

Ancora oggi non è chiaro come Kairi riuscì a salvarsi. Lasciandosi alle spalle il suo paese ormai fantasma, aveva in mente soltanto due nomi:

Riku e Sora.

La lettera del Re parlava di Radiant Garden.

Non sarebbe stato difficile trovarli.

 

Sora…

Sora: “Dove sono?”

Sora…

Sora: “Chi sei tu!?”

Sora… il tuo potere è incompleto.

Non sei pronto ad adempiere al tuo compito.

Non ancora.

Abbraccia il lato oscuro del tuo potere.

Abbraccia l’oscurità.

Non come una nemica, ma come una silenziosa amante che ti segue per la tua strada.

Entra nel mio mondo Sora.

Entra nel mio mondo e accetta il tuo destino.

Sora non riusciva a vedere nulla, ma per un attimo gli sembrò di scorgere, in mezzo al nulla, la sua immagine riflessa.

Dopodiché,  l’oscurità strinse Sora in un freddo abbraccio.

E Sora lo ricambiò.

Sia quel che sia.

 

 

Kairi si risvegliò in un luogo che non aveva mai visto.

Di fronte a lei, Yen Sid e Ansem il saggio intenti in un accorato discorso.

Non si alzò dal letto, ma si rivolse ad Ansem con un filo di voce.

Kairi: “…pa…pà?”

Ansem si precipitò vicino a lei preoccupato.

Ansem: “Figlia mia! Come ti senti?”

Kairi: “…”

Ansem fu spaventato dall’espressione assunta da sua figlia.

Kairi: “Arrabbiata.”

 

Xehanort si risvegliò in un luogo che conosceva bene.

Il cupo regno oscuro che lui amava tanto.

Non era certo uno stupido, si era reso conto ben presto che il suo gesto sventato a ben poco era servito vista l’assenza dei suoi veri obbiettivi.

Si alzò da terra, e cominciò ad avanzare verso il suo inevitabile destino.

 

Kairi, allontanandosi dal palazzo in fiamme di Yen Sid, aveva un solo pensiero in mente.

 

Xehanort, dirigendosi verso il regno della luce, aveva un solo pensiero in mente.

 

“Vendetta.”

 

-Continua…-