C’è una donna sdraiata su un letto d’ospedale che ha appena partorito. Al suo fianco c’è suo marito che le tiene la mano. Dalla stanza adiacente arriva un ostetrico con un bambino in braccio.
Ostetrico: “È stato praticamente un miracolo. Ormai lo davamo per morto.”
La donna scoppia in lacrime.
Donna: “Oddio… oddio… sia lodato Yevon…”
Ostetrico: “Come lo chiamerete?”
Donna: “Oddio… lo chiameremo…”
La donna guarda suo marito come per chiedergli il permesso, e il marito la ricambia facendo cenno di sì con la testa.
Donna: “Lo chiameremo Yevo.”
Xed è orgoglioso di presentare:
Yevo in:
Final Fantasy VII:
the Final Countdown
by Xed
23/04/06
Episodio VI:
Origins - Parte I
Angelheart Memories
Ok, questo capitolo e i successivi della saga delle origini saranno un po’… ehm… “particolari”: di umorismo ce ne sarà molto meno, quasi per niente direi. Questo in pratica è un avvertimento: non mandatemi messaggi con scritto “Ehi, questo non fa ridere!” perché lo scopo è proprio quello!
L’onnisciente (e onnipotente, onnipresente e onnincazzato) dio autore.
Esterno giorno
Angelheart, 60 e passa anni fa.
C’è un gruppo di giovani che cammina su una stradina sterrata. Hanno tutti all’incirca 17 anni e stanno tornando a casa da scuola. Tra questi possiamo riconoscere un giovane Yevo molto diverso da quello attuale, vestito normalmente e con i capelli corti.
Ragazzo 1: “Dopo che facciamo? Vi và di dare due calci al pallone?”
Yevo: “No, io… ho da fare…”
Tutti rosicano perché Yevo è l’unico che ha una ragazza.
Ragazzo 1: “E tu Giusberto?”
Giusberto: “Io passo, oggi devo andare in palestra.”
Giusberto Liguana è molto più giovane, ha tutti i capelli neri ma soprattutto ha tutti i capelli.
Ragazzo 2: “Ma non ti riposi mai? Vabbé, neanche io oggi posso, devo studiare… domani la Pellegrino mi interroga.”
Ragazzo 1: “E porca puttana, proprio oggi che non avevo niente da fare…”
Yevo: “Bhe, certo, se tu ti trovassi una ragazza…”
Tutti guardano torvo Yevo.
Yevo, dopo un’attenta riflessione, decide di non finire la frase.
Dopo un po’ che camminano, il gruppetto di divide e ognuno và in una direzione diversa.
Yevo và verso casa della sua morosa sotto gli sguardi colmi d’invidia dei suoi amici, Giusberto và verso la palestra e gli altri due ragazzi se ne vanno a casa.
Dopo un breve tragitto, Yevo arriva davanti ad un portone e suona il citofono. Al citofono risponde una voce di donna anziana.
Voce
f: “Si?”
Yevo: “Sono Yevo, signora! Sono venuto a prendere Rose!”
Voce f: “Rose oggi… ehm… non può uscire… torna un’altra volta…”
Yevo comincia ad andare verso casa tutto sconsolato.
In effetti, oggi non si è vista nemmeno a scuola; starà poco bene. Ma perché ho questo brutto presentimento?
Giusberto, nel frattempo, si sta bullando col punchingball senza maglietta. Ha dei muscoli inverosimilmente grandi perché praticamente passa la vita lì. Mentre si allena, dal vetro vede Yevo passare per la strada da solo, allora si asciuga alla svelta il sudore, si rimette la maglietta e corre da lui.
Giusberto: “Ehi Yevo! Oggi ti ha dato buca?”
Yevo: “…”
Giusberto: “Dai, non fare quella faccia! Andiamo a bere un succo di moguri al bar!”
…
Il giorno seguente Yevo vede di nuovo Rose a scuola. Ma non gli sembra affatto normale: pallida come un topo, tremava e faceva fatica a reggersi in piedi.
Yevo: “Che hai?”
Rose: “Un po’ di influenza… niente di grave.”
Niente di grave continua a ripetersi Yevo. Non è niente di grave. È solo una mia impressione.
Gianpiero (un amico di Yevo): “Ehi, ma che avevi fatto ieri notte?”
Yevo: “Eh?”
Gianpiero: “Ieri notte! Vicino alla torre dell’orologio! Ti ho salutato e nemmeno mi hai risposto!”
Yevo: “Ieri notte ero a casa! Ti sarai sbagliato.”
Gianpiero: “Sarà…”
Nei giorni successivi però, le apparizioni notturne di Yevo si faranno più frequenti e la malattia di Rose non sembrerà che peggiorare.
Un giorno, Yevo sta tristemente seduto su una panchina per i fatti suoi quando Giusberto si siede vicino a lui.
Giusberto: “Dai Yevo, devi reagire! Non puoi mica restare tutto il giorno così! Devi svagarti!”
Yevo:
“…”
Giusberto: “Perché non vai alla torre stanotte per vedere chi è il tizio uguale
a te che passa di notte? Dai che vengo anch’io!”
Yevo: “Perché no…”
In effetti quell’idea gli girava in testa già da un po’ e non vedeva perché non farlo proprio stanotte.
Ma perché Giusberto riesce sempre a convincermi?
Yevo: “Non sarei dovuto venire qui. Che ci faccio qui? Sarei dovuto rimanere a casa a vedere il Costanzo Show.”
Yevo è davanti alla torre dell’orologio. Sono le 2 di notte. Di Giusberto non c’è traccia.
Yevo: “Ooooh, non posso mica aspettarlo altre due ore no?”
Detto questo, Yevo entra nella torre.
Yevo: “Che cosa penso di trovare poi? Oggi non ho nemmeno telefonato a Rose…”
Quasi arrabbiato con se stesso per ciò che aveva pensato, si addentra ancora di più fra le stanze della torre, dimenticando anche il perché si trovasse lì.
Dopo un lungo e furioso vagare fra le stanze, si trova di fronte ad una porta sbarrata.
Yevo: “Dovrei tornare a casa. Ecco cosa dovrei fare. Dovrei andare a casa a dormire. Perché sono ancora qui?”
Ma senza ascoltare i suoi stessi pensieri, Yevo sfonda la porta con un calcione. Dietro di essa c’è una lunga rampa di scale. Quasi spinto da un’attrazione magnetica, scende anche queste scale.
Gli sembrava di scendere da ore. Gli sembrava di scendere le scale per l’inferno.
Yevo: “Non ha senso. Che mi aspetto di trovare qui? Perché continuo ad andare avanti?”
Da lontano comincia a vedere una luce bluastra. Comincia a correre giù per le scale come un forsennato sino ad arrivare giù. Alla fine della scalinata, quasi arrabbiandosi con se stesso, trova qualcosa. Quella che sembrava essere un’installazione militare, di preciso. Dal salone principale si vedono molte porte con delle scritte sopra: “Dispensa”, “Prodotti chimici”, “Armeria”
Yevo: “E questo cos’è?”
Yevo spolvera una scritta illeggibile su una delle porte.
“Progetto Super-soldato”
Yevo spalanca la porta. Davanti a lui vedeva migliaia di cilindri di vetro, a perdita d’occhio. Al loro interno distingueva appena delle figure umane.
Si avvicina ad uno dei cilindri.
Spolvera la sua superficie con la manica.
È lui. L’uomo dentro al cilindro è lui.
Ne spolverò un altro.
È lui. È sempre lui.
In quella sala c’erano migliaia di suoi cloni.
???: “Ehi! Questa è una base della Shin-ra, hai idea di ciò che hai fatto?”
Quando Yevo si gira, il soldato sbianca più di lui.
Soldato: “Oh mio dio… il ragazzo è tornato…”
CCV
Trailer
Yevo guarda in faccia il suo vero creatore e scopre se stesso. E qualcuno ci rimetterà la vita.
Origins - parte II - death and rebirth